Thursday, March 1, 2007

Dietro il paravento


Ci sono cose che mi mettono in crisi. Cose che mi danno da pensare, che mi disturbano e alle quali non so dare una risposta.
Cose così. Come la storia di Julie Cypher. Generalmente, di lei, si dice che è una regista, anche se non saprei citare un solo film dei suoi.

La racconto breve. Un giorno, sul set di un videoclip, Julie conosce Melissa Etheridge e tra le due donne si manifesta un’attrazione improvvisa ed irrefrenabile che le porta a frequentarsi clandestinamente per due anni.

Clandestinamente perché Melissa, a quell’epoca, è restia a spifferare al mondo la propria lesbitudine, mentre Julie è una donna sposata. Per di più con un uomo che talvolta diventa violento, l’attore Lou Diamond Phillips, quello della Bamba.

Quando lei trova il coraggio di dirgli tutto e di chiedergli il divorzio, lui non fa una piega. Intanto si sta già scopando Jennifer Tilly e una serie di altre donne. Diciamo pure che le va di lusso,visto ciò che questo gentleman ha combinato pochi mesi fa (arrestato per aver picchiato e sodomizzato la sua ragazza).

E’ il 1990 e Julie e Melissa possono finalmente andare a vivere insieme, anche se lo fanno senza suonare la grancassa. Il loro pubblico coming out avviene nel gennaio 1993 durante il ballo offerto dal Presidente Bill Clinton per la propria elezione. "I'm proud to say I've been a lesbian all my life", dice Melissa tra gli applausi.

Secondo alcuni maligni quell’uscita plateale è una ripicca di Melissa nei confronti di Ellen de Generes, “colpevole” di averle preferito Anne Heche.
Contrariamente a quanto si può pensare, ci sono coppie lesbiche che vivono la loro relazione in maniera aperta e le eventuali frequentazioni sessuali della propria compagna con un’altra persona vengono accettate, purché avvengano senza sotterfugi.

Julie Cypher, Melissa Etheridge,
Anne Heche, Ellen de Generes
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Così, durante la loro storia, mentre Melissa continua ad avere saltuari incontri con Ellen de Generes, Julie intreccia una relazione con k.d.lang ma anche con diversi uomini.

Poi, con il tempo ed il consolidarsi dell’unione, arriva il pensiero di avere figli e fare una famiglia.
Ne parlano ad una coppia di amici, David Crosby e sua moglie Jill. Lui acconsente a donare il suo sperma, firmando nel contempo un documento di rinuncia a qualsiasi pretesa di paternità. E’ così che nascono Beckett e Bailey Jean.

Il tempo di svelare al mondo il nome del padre naturale, di farci un’intervista a Rolling Stone, con tanto di foto, e la coppia scoppia. Dopo dodici anni.
Nel tentativo di rimettere insieme i cocci di un rapporto infranto, Julie dichiara durante una liberatoria sessione di terapia comune di non essere lesbica, dopotutto.

Non lo so con certezza ma immagino che Melissa ci sia rimasta di merda. Un po’ come ha confessato di esserci rimasto David Crosby dopo aver saputo della separazione.

Ora i bambini vivono con Julie che, ridiventata eterosessuale a tutti gli effetti, si è sposata con Matthew Hale.
Melissa invece ha fatto casa con l’attrice Tammy Lynn Michaels, che quattro mesi fa le ha scodellato due gemelli (vedi foto): un maschio (Miller Steven) e una femmina (Johnnie Rose), nati con l’inseminazione artificiale.

Stupendo. Meraviglioso. Però devo dire che la prima cosa che mi viene da pensare quando si parla di Julie Cypher è che magari poteva metterci meno tempo prima di rendersi conto di non essere affatto lesbica e dire “ok, ho sbagliato, arrivederci”. Magari poteva pensarci prima di fare due bambini.

Un po’ troppo spesso i bambini, in questa fantasmagorica realtà di La La Land, sono come fiorellini graziosi che ingentiliscono il panorama, ti strappano un sorriso, ma poi quando ti alzi e te ne vai li calpesti senza nemmeno accorgertene.
Tutti noi ascoltiamo queste storie, le viviamo, vogliamo sapere come “vanno a finire”, ma quando arriva un bambino spesso non chiediamo nemmeno se sia maschio oppure femmina, quale sia il suo nome…
Noi adulti portiamo avanti le nostre vite scombiccherate, senza pensare che gli anni passano anche per loro, per i bambini, che diventano più grandi, vanno a scuola, hanno amici che gli fanno domande, poi tornano a casa, ci guardano e capiscono. Oppure no.

Io lo so che i bambini sanno essere più forti di quanto si creda e, istintivamente, sanno adattarsi alle situazioni. Ma non è una buona ragione per creargli dei percorsi ad ostacoli in una vita che è già abbastanza complicata di suo.

Come può sentirsi un bambino che prima riceve le attenzioni e l’amore di due mamme, poi una mamma sparisce e al suo posto arriva un papà, che però non è il vero papà perché il vero papà è un signore che però non ha mai passato del tempo a farlo giocare e a ridere con lui…?

Ciò che conta è l’Amore, si dice, e io credo sia vero. I bambini, nella loro logica semplice e schematica, anche se esigente, percepiscono tutto questo e si legano d’affetto a chi dà loro affetto. Però, a volte, ho l’impressione che il demandare ogni cosa a questa idea suprema dell’Amore che tutto può sia il paravento dietro il quale nascondiamo la nostra condizione di prigionieri del nostro ego.

Cosa è meglio per un bambino? Cosa è giusto fare? E perché tutti sono così sicuri di avere la risposta mentre io non la so e ci sto male? Qualcuno mi aiuti.

Melissa Etheridge e Al Gore agli Academy Awards.
Al loro fianco le rispettive compagne:
Tammy Lynn e Tipper Gore

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