Friday, May 9, 2008

Ma Obama deve ripassarsi la Storia

Nel recente discorso di ringraziamento per la vittoria in North Carolina, Barack Obama se n’è uscito con una dichiarazione piuttosto stravagante che, tutto sommato, avvalora la tesi seconda la quale, durante gli anni del college, non avesse una forte predisposizione a passare il tempo sui libri. Non su quelli di Storia, almeno.

La frase che ha attirato la mia attenzione e che mi ha fatto pronunciare un paio di parolacce, arriva negli ultimi passaggi del suo discorso.
Dice Obama: "Confido che il popolo Americano comprenda che non equivale a debolezza, bensì ad essere saggi, parlare non solo ai nostri amici ma anche ai nostri nemici, come fece Roosevelt, come fece Kennedy e come fece Truman”.

Abbastanza curiosamente il candidato Obama va a nominare i tre Democratici che, per gran parte delle loro presidenze, furono coinvolti nelle più sanguinose guerre del secolo scorso.

Quindi, nello specifico, sarebbe interessante sapere, secondo Obama, con quali nemici dialogarono Roosevelt, Truman e Kennedy.

Cominciamo da F.D.Roosevelt. Presumendo che il suo primo grande nemico sia stato Adolf Hitler, diciamo subito che con questi non ebbe un solo incontro né un solo colloquio.
A cercare il dialogo con Hitler fu il primo ministro britannico, Neville Chamberlain, che a Monaco nel 1938 (foto in alto) attuò la sua illusoria, sciocca, masochistica politica di appeasement (traduzione: calarsi le mutande davanti al nemico) che, come tutti sanno, fece precipitare l’umanità nella Seconda Guerra Mondiale.

Non solo. Andando in controtendenza rispetto all’opinione pubblica americana che, disillusa dal fresco ricordo della Prima Guerra Mondiale, nutriva un forte spirito isolazionista, Roosevelt violò apertamente i Neutrality Acts, una serie di leggi approvate dal Congresso nel corso degli anni Trenta allo scopo di evitare al Paese il coinvolgimento con le turbolenze europee.

Contraddicendo la funzione di quelle leggi e inserendo un cavillo tecnico, Roosevelt firmò nel marzo 1941 (quando cioé gli USA non erano ancora scesi in guerra ed erano a tutti gli effetti una nazione neutrale) il programma noto come Lend-Lease (Affitti e Prestiti), che prevedeva il rifornimento massiccio e senza interruzione di materiale bellico alla Gran Bretagna, all’Unione Sovietica, alla Cina.

All’ironia di Hermann Goering, comandante dell’aviazione tedesca, secondo il quale gli Stati Uniti erano bravi soltanto a fabbricare frigoriferi, l’industria americana rispose scodellando in pochi mesi 60 mila aeroplani. Tutti pronti a lanciargli confetti dal cielo. Giusto per dialogare un po'.
Senza l’attuazione di questa legge preventiva (decisa senza dialogare col nemico) la guerra contro Germania e Giappone avrebbe probabilmente avuto un esito differente.

Nello stesso tempo, e contro il volere del Congresso, Roosevelt autorizzò (sempre nel 1941) la nascita dei Flying Tigers (foto a fianco), una squadriglia aerea di volontari che, per aggirare lo stato formale di neutralità, venne aggregata all’aviazione cinese e mandata a combattere contro i giapponesi.

Fu una preveggenza saggia perché permise a questi eroi (ma oggi verrebbero chiamati sprezzantemente mercenari) di non farsi cogliere impreparati e di essere in grado di attaccare il Giappone già pochi giorni dopo il bombardamento di Pearl Harbor.

Nel caso in cui Obama, invece, individuasse il nemico di Roosevelt in Stalin e facesse dunque riferimento ai dialoghi intercorsi alla Conferenza di Yalta, bisogna che qualcuno gli dica che all’epoca l’Unione Sovietica non era ancora il nemico degli Stati Uniti bensì uno degli alleati.
Senza contare, in ogni caso, che le conseguenze di Yalta, se proprio vogliamo inserire questo evento come un esempio di dialogo tra nazioni, furono disastrose per i successivi 45 anni dell’Europa e del mondo intero.

Passando a Harry Truman, sarebbe interessante capire dove Obama abbia visto dei gran bei dialoghi col nemico, dal momento che, in realtà, il successore di Roosevelt non prese nemmeno in considerazione la possibilità di scendere a patti con Germania e Giappone, ai quali non chiese altro che la resa incondizionata.
Tanto che, per costringere il Giappone a piegarvisi – e questo lo sanno anche i bambini delle scuole elementari - non esitò a sganciare le bombe atomiche. Non credo che Hiroshima e Nagasaki si possano definire esempi di brillante dialogo col nemico.

E ancora. Nel 1947 Truman, in chiave antisovietica, dispose l’invio di aiuti materiali e bellici a Grecia e Turchia, dando di fatto avvio della cosiddetta Truman Doctrine, ossia un programma generale di contenimento del comunismo.
Questo indirizzo politico venne rafforzato, nel 1950, con la stesura di un documento, noto come NSC-68, basato sulla sicurezza nazionale e in opposizione all’espansionismo comunista.

Nello stesso periodo (1949) viene stipulata l’Alleanza Atlantica (NATO), in base alla quale gli Stati Uniti si sarebbero considerati direttamente attaccati qualora uno dei paesi alleati avesse subito un’aggressione da parte nemica. Dubito che, da parte sovietica, la nascita della NATO sia stata all’epoca ritenuta come una forma di dialogo.

Questo atteggiamento trovò concreta attuazione proprio nel 1950, quando Truman non esitò ad inviare l’esercito nella Corea del Sud per proteggerla dall’invasione effettuata dai nord-coreani sostenuti dall’URSS e dalla Cina.
La guerra di Corea fu cruenta e ad un certo punto il conflitto rischiò di espandersi, coinvolgendo direttamente la Cina verso la quale si ebbe la tentazione di usare ordigni nucleari.

Inutile dire che questi sono gli anni in cui nasce la Guerra Fredda, un periodo non esattamente proficuo in tema di dialoghi tra nemici.
La Guerra Fredda (che sarebbe stata chiusa 40 anni dopo da un Presidente Repubblicano, ex-attore di B movies, lui sì bravo a dialogare col nemico) ebbe riverberi negativi e frustranti anche all’interno del Paese dove, per i simpatizzanti (o presunti tali) comunisti iniziò la cosiddetta caccia alle streghe da parte della Commissione McCarthy.

Per quanto riguarda, infine, J.F.Kennedy, quali sarebbero stati i suoi dialoghi col nemico? A cosa si riferisce Obama? Forse al summit russo-americano di Vienna del 1961?

In quell’occasione Khrushchev si presentò con la chiara intenzione di umiliare il giovane Presidente Americano, fresco reduce dalla tragica figuraccia internazionale rimediata due mesi prima con la fallita invasione della Baia dei Porci, e cercò con pressioni e sottili minacce di creare una breccia nella politica di containment adottata da Washington nei confronti di Mosca.

Il che spinse Kennedy a guardare in faccia il premier sovietico e a dirgli senza tanti giri di parole: "Allora, Signor Presidente, ci sarà una guerra. Sarà un lungo, freddo inverno". Proprio un bel dialogo amichevole.

L’esito dell’incontro fu talmente frustrante da portare, un anno dopo, alla Crisi dei Missili Cubani in cui, per due settimane, il mondo fu sull’orlo di una guerra nucleare.
Senza dimenticare che fu proprio Kennedy a inviare le prime truppe americane in Vietnam, lasciando ai suoi successori un’eredità pesantissima e al Paese una ferita morale dalla quale si riebbe soltanto molti anni dopo (sempre grazie al succitato attore di B movies).
Anche nel caso di Kennedy, quindi, non proprio un buon esempio di dialogo col nemico.

Se proprio Barack Obama voleva trovare un esempio di Presidente (naturalmente Democratico) dialogante col nemico, avrebbe potuto rifarsi alla tragicomica esperienza di Jimmy Carter, l’unico capace, fra le tante cose, di farsi prendere per il culo per mesi dagli Iraniani senza cavare un ragno dal buco.

Il fatto che Jimmy Carter, oggi, continui privatamente e “diplomaticamente” a cercare impossibili dialoghi con esponenti terroristi nemici dell’America, lo si sopporta come si farebbe davanti alle manie arteriosclerotiche di un vecchio zio scemo.
Il fatto che Jimmy Carter sostenga Barack Obama è già più preoccupante.

E, restando nella stessa scuola di pensiero, non è un caso che, in anni recenti, siano sempre stati gli esponenti Democratici ad incontrare quei dittatori con i quali Obama si dichiara disposto a dialogare.
Così, per fare un esempio, sono state Madeleine Albright e Nancy Pelosi a dividere tea e pasticcini con Kim Jong Il e Bashar Assad. Per scoprire, dopo, che proprio in quel periodo, la Siria stava costruendo un reattore nucleare con l’aiuto della Corea del Nord. E voi fate dell'ironia su Mara Carfagna?

Ma, tornando al discorso di Obama, c’è una frase che precede quella da me riportata e che è ancora più preoccupante. Egli confida infatti che "il popolo Americano non consideri una resa andarsene dall’Iraq, così da poter meglio riorganizzare l’esercito e dare la caccia ai capi di Al Qaida".
Perché, scusa, fino adesso che cosa hanno fatto i soldati in Iraq e Afghanistan? Crede che abbiano passato il tempo a pescare nell’Eufrate o a fare snowboarding sull’Hindu Kush?

Seconda cosa: facciamo finta che Obama sia Presidente e facciamo finta che Osama (bin Laden) sia ancora vivo e renda noto il suo indirizzo. Mettiamo in Pakistan. Cosa fa Obama Presidente?
Si reca personalmente dal nemico a dialogare? E se il nemico non vuole dialogare? E chiede il permesso a Musharraf per poter entrare in un Paese sovrano che non è il suo e nemmeno del suo nemico con cui vuole dialogare?

No, sinceramente credo che, su questo aspetto, Obama non abbia ancora saputo mostrarsi affidabile per il difficile ruolo a cui aspira. E non è cosa da poco.

Oltre a procurarsi qualche ripetizione in Storia, Obama deve imparare che il dialogo col nemico è una forma di generosità che si può concedere solo dopo avergli fatto capire che un tuo pugno è in grado di mandarlo al tappeto e di fargli molto male.

In caso contrario, per citare il Presidente Truman, da lui considerato un maestro di dialogo: "If you can't stand the heat, you better get out of the kitchen". Se non sopporti il calore, è meglio che esci dalla cucina.

16 comments:

davide said...

Cara Lexi,

per prima cosa devo dire che sono rimasto ammirato per la tua profonda conoscenza della storia.

Per quanto riguarda Obama ho letto alcune sue dichiarazioni, ma l'impressione che ne ho ricavato è quella di un demagoga.

Io speravo tanto nella Clinton ma mi sembra che ormai sia fuori gioco.

A questo punto credo che il male minore sia quello di augurarsi una vittoria del candidato repubblicano.

Saluti Davide

pomarc said...

forse per JFK si riferiva al blocco navale di Cuba, nell'ottobre del 62, che JFK decise al posto di un bombardamento, per obbligare i russi ad addivenire a più miti consigli.
un dialogo fatto con le navi da guerra e icannoni puntati, però.

D'altro canto, come puoi contraddire un cavaliere jedi?

jacky said...

Ma come mai i giornalisti non gli hanno chiesto un chiarimento ? Questo passo del discorso non e' passato inosservato tra commentatori e bloggers americani, anzi. In Italia i giornali ci avrebbero ricamato su con articoli e polemiche.

Adetrax said...

Forse si riferiva a colloqui segreti, ad esempio tramite canali di comunicazione cifrati.

Che poi questi colloqui abbiano prodotto risultati utili non e' dato saperlo.

Diciamo che per dialogare non e' necessario parlare, spesso puo' bastare il silenzio strategico.

P.S. posso dire che per le parolacce e' un articolo da maschiaccio ?

Lexi Amberson said...

Jacky: Non so, forse in questo momento si parla solo del fatto che la nomination per lui sembra cosa fatta e si sorvola il resto.

Adetrax: Io sono un maschiaccio. In ogni caso l'unica parolaccia di questo articolo è "Jimmy Carter".

jacky said...

Pensi che una politica estera aggressiva da parte degli USA sia sostenibile nella situazione economica di oggi ?

Lexi Amberson said...

Jacky: A livello interno, se si fa un discorso elettoralistico, meglio di no ed essere più sfumati. A decidere la Presidenza sono sempre i temi interni, e quindi l'economia, in questo contesto, è più sentita e ha più peso della politica estera. Ma la situazione economica è sempre variabile, ora va meglio, ora va peggio. Mentre la politica estera di una superpotenza non può prescindere da una certa continuità. Possono cambiare alcune modalità, certi atteggiamenti, ma la linea è quella. Anche se vince un Democratico.

Piero Angela said...

Lexy, mannaggia mi dispiace... questo ragazzotto non riesci propio a fartelo piacere.
Ma che c'avrà poi di sbagliato questo Obama?
voglio dire:
Ha mai fatto parte di associazioni segrete con scopo eversivo?
Ha mai frodato la Fed e poi autobonificato il propio reato?
Ha mai ospitato nella sua tenuta un pericoloso boss d'America per circa 2 anni?
Ha mai dato del nazzista ad un povero deputato europeo solo perchè tedesco?
Ha mai tentato di comprare voti di altri personaggi politici difendondosi con "lo stavo solo corteggiamendo"?
Ha mai fatto le corna in una foto ufficiale in presenza di altri capi di stato?
Si è mai fregiato di aver cortegiato e circuito un altro primo ministro per scopi nazionali?
ha mai affermato di essere l'unto dal signore?
Ha mai detto che i coglioni votano contro di lui?

la verità è che voi americani siete troppo pignoliiii! bisogna essere più permissivi in politica
prendete esempio da noi.

Pensa che si è scoperto che il nostro neo ministro della giustizia
è di nuovo un presenzialista in matrimoni di boss mafiosi :)
noi in italia non badiamo a queste cose noi andiamo oltre... molto oltre :)

Anonymous said...

Credo gli ci voglia anche un ripassino in geografia:

"Over the last 15 months, we’ve traveled to every corner of the United States. I’ve now been in 57 states"
(Barack Obama)

fonte:
http://latimesblogs.latimes.com/washington/2008/05/barack-obama-wa.html

malatempor@

Lexi Amberson said...

Allora, vediamo: Puerto Rico, Guam, American Samoa, Northern Mariana, St.John, St.Croix, St.Thomas...sono 7? o.k. basta così...
No, ma ho sentito quando ha pronunciato quella frase. Era visibilmente stanco. Può capitare.

Sono Sublime ma non subliminale said...

Non esiste male minore ma esistono solo i soldi...America terra di speranza e di denaro. Vinca obama o mac non me ne frega molto, alla fine sono i soldi che contano e nella vita grazie a dio esistono diverse soluzioni tipo quella di non prendere mai troppo sul serio sti affaristi che fanno politica...Meglio ridere di noi che è meglio...Vedo che sei del 1987 (??? still??) che ne dici di parlare di cose sane e lasciar perdere tutto il resto.
La storia non è tutto, la politica è marcio..Vi è solo un futuro.

Lexi Amberson said...

Non sono un jukebox e non prendo ordinazioni. Parlo di quello che mi pare.

Piero Angela said...

... non ho ricevuto risposta alla mia constatazione... bah

jacky said...

Che poi e' un periodo che gira male ai democratici riformisti. Un esempio. Maria Sharapova ha detto che Roma e' sporca e Milano e' piu' bella. Una bocciatura per Veltroni :-)

Lexi Amberson said...

Jacky: Sì ma adesso ci pensa Dalemanno a ripulire Roma, mandando via tutti i rumeni e tutti gli attori americani (che quelli lasciano bottiglie di bourbon dappertutto).

Piero Angela: Non è che qui ci sia un gran traffico. Il mio è un blog di nicchia. Un po' come le sue trasmissioni.

stone said...

Obama fallirà. Non fosse altro per quel "duopolio" creatosi in seno ai democratici che li vedrà correre alle presidenziali con due candidati. McCain perderà solo se i democratici avranno solo un candidato.

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