Non sempre la political correctness paga. Aver scelto Sonia Sotomayor (donna e ispanica) per l’incarico di giudice della Corte Suprema si sta rivelando un boomerang per il Presidente Obama.Una conferma di ciò sta avvenendo in questi giorni durante i confirmation hearings al Senato.
La nomina della Sotomayor non è in discussione, ma ci sono stati passaggi talmente sgradevoli ed imbarazzanti che persino numerosi commentatori di area democratica o liberal hanno avanzato dubbi sull’adeguatezza di questa persona a rivestire un incarico così cruciale nell’ambito della giustizia americana.
Il peccato originale della Sotomayor risale ad alcuni anni fa quando sostenne che “una saggia donna latina” era più qualificata a saper giudicare di un qualsiasi “maschio bianco”. Concetto ribadito in diverse altre occasioni e soltanto due giorni fa “rinnegato” in una forma tutt’altro che convincente.
Certo, se volessimo continuare con le barzellette (perché questa, pur se involontariamente, è una barzelletta) potremmo dire che anche un cinese saggio o un bantù saggio sono migliori giudici di un bianco “qualsiasi”; così come un bianco qualsiasi sarà sempre miglior giudice di un cinese cretino o di un bantù cretino e, forse, addirittura anche di una donna latina cretina.
Purtroppo però la nomina a giudice della Corte Suprema non è, non dovrebbe essere, una barzelletta. Scegliere come giudice supremo qualcuno che ha in sé un pregiudizio che nasce dal risentimento e da una forma di vittimismo razziale non è una buona scelta. Non è una scelta…saggia.
Un po’ spiace (ma non sorprende) che, a commento di questa vicenda, gli ormai sfiatati entertainers come David Letterman o Jimmy Kimmel, anziché trovare appigli comici o sarcastici, non dico sull’intoccabile Obama (non sia mai!), ma almeno sullo strisciante razzismo della Sotomayor, non riescano a fare di meglio che tirare in ballo (chissà poi perché) per la miliardesima volta la sfruttatissima Sarah Palin.
Che poi - apro parentesi - sull’autentico, inarrestabile linciaggio mediatico operato nei confronti di quest’ultima, bisognerà un giorno riflettere.
Un conto è opporsi a idee politiche che non si condividono. Invece l’accanimento violento verso una persona, il suo aspetto fisico, i suoi familiari, la sua vita privata, non è altro che una forma di miseria intellettuale o, come diceva Ayn Rand, “a return to the primitive”.
Alla televisione, nei teatri, sui blogs e sui giornali, in quest’ultimo anno abbiamo assistito a scenette “comiche” dove Sarah Palin veniva stuprata da gangs di teppisti, bruciata in chiesa con tutta la sua famiglia, chiamata puttana o descritta come tale, così come le sue figlie; dove il marito faceva la parte del cornuto e dell’ebete semianalfabeta intento a pratiche incestuose; dove persino il figlio down veniva ridicolizzato per il suo handicap.
Eppure, nonostante i limiti del buon gusto siano stati ampiamente superati, i democratici comedians americani non intendono demordere da quest’osso ormai spolpato.
Così come, per tornare, alla vicenda Sotomayor, non sorprende affatto la consueta banalità, imprecisione, ignoranza dei giornali e dei mass-media in generale. I quali si ostinano a parlare di Sonia Sotomayor come del primo giudice ispanico nominato (sottinteso: da un Democratico, per di più nero) alla Corte Suprema Americana.
Prima di lei, molto prima di lei, ci fu in realtà il giudice Benjamin Cardozo, nominato nel 1932 dal Presidente Hoover (dispiace dirlo: Repubblicano e per di più bianco).
Non vorrei che questa innocente "dimenticanza" dipendesse dal fatto che Cardozo, oltre ad essere un (maschio) ispanico, fosse anche, malauguratamente, ebreo.
Sarebbe interessante che, nell’atto di assumere l’incarico di “primo” giudice ispanico della Corte Suprema, la “saggia” Sotomayor rileggesse il pensiero di Benjamin Cardozo.
Il quale sosteneva che “una decisione libera deve andare al di là dei particolari transitori e affermare invece valori che abbiano significato permanente”.
Lui sì era un “saggio latino”.























2 comments:
Ciao Lexi, sono capitata per caso sul tuo blog cercando notizie su Cardozo, citato a lezione dal mio professore di diritto processuale penale, e ho letto il tuo articolo.
Sappi che apprezzo molto il tuo punto di vista sulla questione!
Io sono italiana, nata da genitori italiani ma negli Stati Uniti! E sono anch'io del 1987!
Al momento studio in Italia, alla Facolta' di legge di Torino.
Bye!
Silvia Cavalot
Grazie. In bocca al lupo per i tuoi studi.
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