Tuesday, November 10, 2009

All'ombra del Muro

Ai tempi del mio primo vecchio blog, uno dei pezzi che riscosse maggior interesse s’intitolava “Quando gli Americani eressero il Muro”.

Il pezzo prendeva spunto da un passaggio contenuto in un libro destinato ai licei italiani (“Stato giuridico, Stato economico”, Lattes editori), laddove si sosteneva testualmente che:

“Nel 1961 le potenze occidentali riuscirono ad attuare il proposito di separare materialmente Berlino in due zone con la costruzione di un muro che segnasse il confine tra il sistema capitalistico dell'ovest e l'economia socialista dell'est. Soltanto il 9 novembre 1989, il presidente della Germania Orientale Krenz d'intesa col presidente russo Gorbaciov, annunciò la demolizione del Muro e la riunificazione delle due Germanie".

Al che io scrissi le seguenti righe:

“E' vero. Me lo ricordo come se fosse oggi. Quei cattivoni di Americani eressero in una notte un Muro che divise in due la città di Berlino. Andò proprio così. Lo fecero a ragione. Per proteggere i cittadini occidentali dalla tentazione del socialismo reale. Lo fecero per impedire a quella moltitudine di depravati capitalisti di fuggire in massa verso il paradiso sovietico.

Sì. Me li ricordo tutti quegli occidentali disperati, nel tentativo di scavalcare il Muro per poter entrare nell'allegra Berlino Est e assaporare i frutti dell'Eden comunista. E me li ricordo tutti quei soldatacci americani, tutti quei Johnny semi-analfabeti, col mento unto di hamburger e il chewing-gum in bocca, falciare a raffiche di mitra quei fuggiaschi ingrati.

Ma Dio è buono e provvede. Ci fece il dono degli illuminati statisti venuti dall'Est. Ci misero quasi 30 anni, ma alla fine riuscirono eroicamente ad aprire una breccia nel Muro e ci accolsero tutti nelle loro acciaierie e nei loro ospitali gulag a 4 stelle. Mentre al Checkpoint Charlie un violoncellista del Bolshoi celebrava l'evento suonando Back in the U.S.S.R...
Grazie URSS! Grazie signor Gorbachev per aver fatto il culo a quel vecchio stronzo rincoglionito di Reagan!”

Perché ricordo questo? Perché in tutta quest'orgia celebrativa, dalla quale ho cercato di astenermi non essendo un’amante delle ricorrenze telecomandate, ho avuto la sensazione – leggendo e guardando un po’ di TV – che in fondo la Guerra Fredda sia stata una serie di litigi ed incomprensioni tra bambini dell’asilo, che dopo essersi tenuti il broncio per un bel po’ di tempo sono tornati ad essere amici e a darsi le pacche sulle spalle.

Si è cercato di non sottolineare troppo quello che in realtà fu, ossia la lotta sanguinosa tra due opposte visioni della realtà. Da una parte il mondo libero e aperto incarnato ed ispirato dalla democrazia americana, dall’altra un’ideologia feroce e criminale che, della libertà, era la negazione ed il suo esatto contrario. In una parola: il comunismo.

Nel fiume di retorica che ci ha sommerso nelle ore appena trascorse, è proprio questa parolina magica – “comunismo” – ad essere stata pronunciata con stitica parsimonia.

Tutti coloro che di quella nefasta ideologia furono aperti sostenitori o snobistici simpatizzanti si sono in fretta rialzati dalle macerie sotto le quali erano stati travolti e, come zombies, hanno ripreso a camminare sulle strade del libero mondo globalizzato e modellato dalla cattiva America, camuffando il loro peccato originale sotto la scorza di un’arrogante egemonia mediatica e culturale.

Avrei volentieri preso a sberle il Matt Lauer della NBC nel sentirgli dire, con l’atteggiamento di chi si erge – non si sa per quali meriti - a coscienza critica di un’intera nazione, che è “un po’ egocentrico” da parte della maggioranza degli Americani pensare a “quell’evento” (su, non fare il timido, dì pure: la sconfitta del co-mu-ni-smo) come a una vittoria Americana.

Ah no? E di chi sarebbe figlia allora “quella” vittoria?

Di Napolitano, che a 84 anni e ormai Presidente della Repubblica, ha finalmente capito quello che a 30 anni non capiva, visto che per lui i carri armati sovietici entrando in Ungheria portavano la pace?
Di D’Alema, che al momento delle picconate stava ancora sotto la bandiera con la falce e martello e adesso si appresta a diventare ministro degli esteri dell’Europa unita?
Di Anita Dunn, la responsabile delle comunicazioni della Casa Bianca, portavoce di Obama, che dichiara di considerare come suo filosofo di riferimento Mao Zedong, ossia un autentico demente nonché uno dei massimi criminali del secolo scorso?
Dei liberal snob come Ted Kennedy, che oggi riposa nel cimitero degli eroi di Arlington e che in quegli anni volava segretamente a Mosca per assicurare i sovietici che lui non li considerava certo l’Impero del Male come quel guerrafondaio cattivone di Reagan?

Reagan, appunto.

Persi in quest’oceano di blah-blah e di flatulenze verbali, verrebbe manzonianamente da chiedersi: chi era quel Carneade? Non si sa. Sebbene egli sia il vincitore più che morale di quanto stiamo discutendo, il suo nome passa a stento sulle labbra degli aedi della correttezza.

E’ divertente (si fa per dire) vedere lo stesso Lauer che, dopo aver filosofeggiato sulla natura egocentrica degli Americani (“la maggioranza degli Americani”, come egli stesso ammette), imbocca quasi Tom Brokaw, l’inviato a Berlino, fingendo di voler sapere come la pensano a riguardo i Tedeschi e se ci sono effettivamente riconoscenti.

La risposta che si affaccia spontanea alla mia mente sarebbe una sola: e chi se ne frega di cosa pensano i Tedeschi, se sono ingrati o riconoscenti? Chi ha la libertà nel sangue è pronto a combattere per regalarla a chi ne è privato, insieme alla libertà di farsi vomitare addosso.

Invece il buon giornalista dice che, in fondo, ai Tedeschi non importa granché degli Americani ma solo della loro riunificazione e questa è avvenuta soprattutto grazie al buon senso di Gorbachev che, in quei momenti cruciali, non pensò mai di mandare i carri armati.

Beh, vorrei vedere. Dopo aver cercato di tenere testa al “gioco d’azzardo” del bellicoso Reagan erano finiti in bolletta sparata! Gli unici carri armati che Gorbachev poteva spostare erano i modellini sul plastico del Cremlino. Per questo si è inventato la perestrojka, una suppostina che avrebbe dovuto abbassare la febbre di un corpo ormai cadavere.

Reso tale, stecchito e disintegrato, dal Presidente Cowboy. Colui che, senza sparare un colpo, ha vinto la Guerra Fredda e la Terza Guerra Mondiale, spedendo il comunismo nell’archeologia della Storia. L’immenso Ronald Reagan che, pure, il bravo giornalista politically correct riesce spudoratamente a non nominare mai, nemmeno per sbaglio.

Hanno parlato di tutto e di tutti. Si è rivisto il Kennedy del giugno 1963, quello dell’Ich bin ein Berliner e si è visto un Obama sottotono che, anziché rendere omaggio a un suo grande predecessore e quindi alla storia della nazione che egli guida, ha preferito sbrodolarsi addosso con fastidiosa autoreferenzialità: “Few would have seen on that day that their American ally would be led by a man of African descent”.

Ci mancava poco che chinasse la testa per chiedere scusa dell’arretratezza democratica del popolo americano che ci ha messo due secoli buoni a portare un nero alla Casa Bianca e, imperdonabilmente, non ha ancora concesso lo stesso onore a una donna, a un eskimese, a un ermafrodito e a un marziano.

Invece di parlare del cavolo a merenda, standosene a svariati fusi orari di distanza (ma il tempo per volare a Copenhagen e rimediare la figuraccia delle Olimpiadi l’aveva pur trovato), avrebbe fatto meglio ad ispirarsi al suo bel Kennedy e al posto di “I am a Berliner” dire semplicemente “I am busyho da fare, non mi rompete con cose che non mi riguardano…”

Hanno parlato di tutto e di tutti. Tranne del Presidente Cowboy, del Papa polacco (che pure, per aver ispirato la rivolta della Polonia cattolica e guidato i passi del magnifico elettricista con la Madonna sul bavero della giacca, si è beccato una pallottola radiocomandata dal KGB) e del comunismo nemico dell’Occidente.

E’ vero che la sconfitta del comunismo non ha generato quella “fine della storia” che Fukuyama teorizzava nel suo celebre libro e, anzi, lo squilibrio di poteri che si è così traumaticamente imposto ha finito per agevolare le condizioni che hanno portato sulla scena del nuovo secolo il terrorismo islamico, vale a dire il nuovo nemico che le democrazie occidentali sono tenute a combattere.

Ci si può chiedere se sia casuale il fatto che coloro che sono refrattari a riconoscere i meriti di chi ha sconfitto il comunismo, siano in buona parte anche quelli meno propensi a riconoscere la gravità della nuova minaccia.

***

(L'illustrazione d'apertura è tratta da un vecchio numero di Time ed è opera di Marvin Mattelson.
I due ritratti di Ronald Reagan sono opera di Everett Raymond Kinstler e sono presi da un meraviglioso sito che si chiama American Gallery).

22 comments:

JJ said...

"Mr. gorbachev, open that gate! Mr. Gorbachev, tear down this wall!"

Claudio said...

Il crollo del muro di Berlino ne ha fatti nascere molti altri invisibili nelle città europee occidentali fatti di intolleranza verso gente disperata.Non sono ipocrita se dico che ovunque ci sono le mele marcie intese come persone che sono venute dall'est per fare i propri porci comodi, non vuol dire classificare un popolo e marcarlo come barbaro. Però siamo a quel detto che dice: FA PIU' RUMORE UN ALBERO CHE CADE E NON UNA FORESTA CHE CRESCE.
Claudio Pompi

gio said...

Ottimo articolo cara Lexi, da gustare e condividere.
Mi permetto di segnalarti un in-deep che delinea una parte della vicenda che almeno io ignoravo: Reagan e la conquista di Berlino. Molto godibile anch'esso.

Lexi Amberson said...

Grazie.

LB said...

Lexi parli del comunismo come il male di tutti i malie di Reagan come il grande condottiero... sei giovane ma hai un' idea della storia recente troppo o bianca o nera. Solo un esempio: se la notte della caduta del muro nessun militare DDR ha sparato è stato (come volevano i gerarchi DDR) è stato solo perchè Gorbachev non li avrebbe appoggiati... altro che finito il gasolio nei carri-armati.
Altro punto: ma tu pensi veramente che la maggioranza dei tedeschi (occidentali o meno) pensa al popolo americano come hai liberatori? i Portatori del bene? solo nei fumetti...
Fino a quando anche la maggioranza degli americani non capirà che il grigio è il colore dominante saranno sempre coinvolti in conflitti armati in tutto il mondo.. ed alle volte prendendo anche bastonate.

Anonymous said...

Cara Lexi,

condivido al 100%.

Ciao Davide

stefano said...

ripeto quanto già scritto nei giorni scorsi: guardando su youtube il video del discorso del presidente Reagan davanti alla porta di Brandeburgo mi sono commosso fino alle lacrime.
lo stesso ho fatto quando ho riascoltato il concerto improvvisato del maestro Rostropovic sulle macerie appena crollate del muro.
e con tristezza ascolto i discorsi delle autorità pubbliche, incluse quelle italiane, che celebrano la caduta del muro, mentre ai tempi dell'URSS ne erano ferventi sostenitori.
per carità, solo gli idioti non cambiano mai idea, ma credo che almeno un pubblico "scusate, mi sono sbagliato" non avrebbe guastato.
almeno in segno di rispetto delle persone che cercando di scavalcare sono state uccise.

Antonio said...

I'm totally with you on this, Lexi! Reagan rocks and he is THE hero of our time. Time will tell.

Shark.

Cachorro Quente said...

Le narrazioni semplificate (per non parlare di miti) lasciano il tempo che trovano.
Linko un'analisi un po' meno trionfalistica sul ruolo di Reagan nel crollo del muro di Berlino.
http://epistemes.org/2009/11/09/il-muro-di-berlino-la-fine-della-guerra-fredda-e-la-verita-su-reagan/

Sul gasolio dei carriarmatini sovietici: Gorbachev fu semplicemente ragionevole (risparmiò una lenta e violenta agonia del comunismo), ma visto il tasso di ragionevolezze degli apparati del Patto di Varsavia, gli sono grato per questo.
Non credo comunque che gli americani avrebbero causato la terza guerra mondiale per soccorrere i tedeschi dell'est (per non parlare dei leader europei, Thatcher inclusa, che praticamente scongiurarono Gorby di evitare la riunificazione. Come disse Mitterand: "La Germania mi piace così tanto, che preferisco ce ne siano due).

Lexi Amberson said...

In un blog l’esposizione dei fatti deve essere necessariamente semplificata. Non è il luogo per scrivere saggi approfonditi. Ormai non ti legge più nessuno anche se scrivi 5 righe, quindi figurati.
L’articolo che mi riporti è scritto da chi, nel pezzo seguente, parlando della fine dell’URSS nomina tutto il nominabile (l’inefficienza del sistema, Solidarnosc, il Papa, i democratici tedeschi, gli intellettuali di Mosca) senza citare nemmeno di striscio gli Stati Uniti. Che, sembrerebbe, hanno avuto sulla vicenda lo stesso peso del Lussemburgo. La sua opinione, se permetti, vale quanto la mia.
Certo che gli Stati Uniti non avrebbero causato la Terza Guerra Mondiale (e quello che ci andò più vicino fu il mitico J.F.Kennedy), ma la Guerra Fredda fu una guerra, una guerra di opposte ideologie ma anche di predominio e influenza territoriale. E quella guerra, comunque la mettiate, l’hanno vinta gli Stati Uniti e a dare il colpo di grazia fu il Presidente Reagan. Che, ripeto, da queste celebrazioni è stato scandalosamente e bellamente ignorato. Non è stata l’unica dimenticanza. Ho letto la dichiarazione del Presidente Napolitano e quel suo equiparare la caduta del Muro alla vittoria sui nazi-fascisti, riuscendo a non nominare la parola “comunismo”, è un gioco di equilibrismo notevole ma un tantino ipocrita. Finché non verrà superato questo tabù, ossia che il comunismo era il nemico dell’Occidente e in quanto tale è stato sconfitto da coloro che rappresentano la guida dell’Occidente, il giudizio storico ne uscirà falsato.

Cachorro Quente said...

Io veramente l'ho letta in modo diverso. Se un paziente ha 98 anni, il cuore malandato, i reni che non funzionano più, e muore dopo aver preso l'influenza, l'influenza è solo la causa scatenante della morte.

La tesi di Gilli su Epistemes (un blog che si occupa di relazioni internazionali con approccio realista), a dir la verità abbastanza scontata, è che il comunismo è fallito perchè più inefficiente (oltre che impopolare e iniquo) del sistema democratico capitalista. Ed è fallito quando la sua inefficienza ha raggiunto un punto di rottura. Reagan e le Guerre Stellari (e Woytla e Walesa ecc.) sono le cause scatenanti.

Il fatto è che Reagan non aveva informazioni esclusive sulle condizioni economiche della Russia; aveva solo quelle che gli passava la CIA (sballate in eccesso). Tanto che, ben lungi dal dare il colpo di grazia all'orso russo, negli ultimi anni attuò una politica di distensione (criticatissima dalla destra americana, peraltro): erano i tempi di Danko, di Gorki Park, di Gorby che applaude alla vittoria di Rocky Balboa (insomma gli eroi reaganiani che fanno la pace coi russi).

Non è una questione di 5 righe o 5 pagine, ma di (se posso permettermi) sopravvalutazione del fattore umano e personale e di approccio idealista (vedi alla voce neo-con).

Chris said...

L'ideologia comunista originaria sta al totalitarismo dell'URSS come il naturale sentimento nazionale sta agli estremismi nazionalistici. Solitamente apprezzo i tuoi interventi, ma a questo giro utilizzi i termini in maniera inappropriata
Parli di comunismo come se URSS=comunismo, quando l'ideologia di Marx e Engels era tutta un'altra cosa. Stalin si è appropriato del nome di un'ideologia e ne ha distorto totalmente il significato originale, creando un totalitarismo mostruoso che nulla ha a che vedere con il concetto originario di "comunismo".
E' un po', con le dovute proporzioni ovviamente, come Berlusconi che si riempe la bocca con la parola "democrazia" salvo poi abbinarla a concetti che niente hanno a che vedere con quello che scrissero gli illuministi a riguardo.

gio said...

Un paio di commenti qui dentro mi portano ad argomentare una ulteriore riflessione.
Lexi era piccola per poter dire d’aver vissuto quegli anni. Io no, io ci sono nato in mezzo: mi ricordo benissimo la caduta del muro, mi ricordo altrettanto bene il clima di quegli anni, e pur fortunatamente non essendo vissuto dall’inizio del periodo in questione, ho sempre avuto racconti di genitori a riempirmi un quadro da me non percepito personalmente e peraltro molto ben individuabile comunque. Se mi si dice che i tedeschi dell’ovest non erano felici della riunificazione, ok, anche se è un po’ tirata, perché il muro a Berlino ha diviso affetti e parentele, oltre che un intero mondo fuori dalla Germania. Provate a dividere Roma in due, poi riparliamo del clima generato su basi concrete. Se mi si dice che i politici dell’epoca erano pro-muro, almeno alcuni di essi, ci può stare anche questo ed anzi è certo; ne avevamo pure noi dopotutto, senza bisogno di meglio specificare chi. Se mi si dice che quello scempio, quell’obbrobrio, quella ferità nella dignità degli uomini e nella decenza e nel senso più intimo di umanità in genere non fregasse a nessuno, allora no: io so cosa pensavo all’epoca, so cosa pensavano i miei genitori, parenti, amici, e gente tutta del mondo, che è poi quello che pensiamo ancora oggi; eccezion fatta per i soliti paladini della moralità, a cui però la storia come si ben vede ha dato una lezione di geometria degli angoli retti. So benissimo cosa pensavano i cittadini tutti, TUTTI del blocco allora sovietico, che non fuggivano da quei lidi, ciò che accade tutt’ora, con occhi stracolmi di gioia - come si può ben vedere - solo perché avevano appena ritrovato il gatto. Nella figura di mr. Gorbachev io ci vedo un ruolo positivo in questa vicenda, ma non mi si dica che il presidente cowboy e il Papa non hanno contato niente perché si offende la sensibilità e soprattutto l’intelligenza delle persone: Reagan è stato determinante, non importa che volesse inizialmente far crollare il muro col rialzo degli armamenti o no, ma così è stato e gloria al vincitore. La Chiesa pure è stata lungimirante nello scegliere un Papa combattente, polacco, anticomunista fino al midollo. Gorbachev ha permesso che la transizione avvenisse, ovvio, e il suo ruolo non va sminuito, ma non è che potesse fare molto altro se non forse prolungare il Risiko di un altro anno o due, perché senza che prima qualcuno avesse portato alla bancarotta economica un ex impero, e qualcun altro lo avesse portato alla bancarotta morale, oggi forse staremmo sempre qui a cantarcela sui percome, ma forse anche no.
Pare lo abbiano fischiato l’altro giorno a Berlino. Io non lo avrei fatto, ma la cosa forse ha un senso.
Di certo su quel libro c’è scritta una delle stronzate più grosse che io abbia mai letto - e voi nemmeno immaginate quante e quali ne abbia lette - e chi l’ha pensata e scritta dovrebbe cospargersi di cenere tutto il corpo, non solo il capo. Una volta a settimana, almeno. Fino a data da destinarsi. Riguardo Epistemes, è un buon sito, dove si leggono a volte interessanti considerazioni; ma è un po’ di parte come ha notato anche la padrona di casa; ergo le mie riflessioni e quelle di Lexi valgono le loro.
Signori: attenzione col dare della giovane e inesperta a chi commenta un fatto con parole molto ben articolate, perchè come si può ben capire ci sarà sempre qualcuno che si ricorda meglio e che magari di geopolitica un po’ne capisce, perché può dire quegli anni di averli vissuti aspettando il momento che la magia si avverasse, di aver gioito al suo accadere, e, soprattutto e molto banalmente, di avere occhi e un cervello per assemblare le informazioni recepite.

Lexi Amberson said...

Cachorro: Il fattore umano esiste e in determinati frangenti storici è basilare. Implicitamente lo si ammette nel momento in cui si magnifica la figura di Gorbachev (che, vorrei ricordare, rappresenta lo sconfitto), il suo buon senso, la sua dignità umana e politica, cose che nessuno disconosce. Tutti gli riconoscono l’intelligenza di aver in un certo senso attutito gli effetti del crollo e di essersi comportato in modi che, non dico con Brezhnev, ma nemmeno con Andropov e Chernenko sarebbero stati immaginabili. Tu puoi pensare che, a parità di eventi, Chernenko avrebbe fatto le stesse cose di Gorbachev, così come Carter al posto di Reagan o Churchill al posto di Chamberlain. Non è così. Ci sono uomini che, nel corso della Storia, contano più di altri e determinano gli eventi più di altri. Gorbachev (pur nella sconfitta) lo è stato, così come lo è stato Reagan, che fu il suo naturale contraltare e non certo un “innocent bystander” un po’ pirlacchione trovatosi lì per caso. Non si sopravvaluta e non si idealizza.
Poi ognuno può guardare le cose dalla prospettiva che preferisce e concentrarsi su un punto piuttosto che su un altro. Si possono dire e ascoltare cose interessanti in ogni caso, ci mancherebbe. Ribadisco soltanto (ed è l’unico motivo che mi ha spinto a scrivere un post di cui avrei fatto a meno) che l’aver così ostentatamente minimizzato, e in molti casi cancellato, il ruolo di Reagan nel racconto di quegli anni, mi sembra come minimo bizzarro.

Lexi Amberson said...

Chris: Ho capito. Si è fatto tutto quel casino per buttare giù una pallida socialdemocrazia.

Chris said...

No, si è buttato giù, giustamente, un regime totalitario, che come tutti i suoi simili (a destra o a sinistra poco importa) sono da ripudiare. Quello che ti contesto io, e che contesto all'epoca moderna, è quello di associare il termine comunismo al totalitarismo russo, quando l'ideologia comunista d'origine era tutta un'altra cosa. E' come accomunare il sentimento nazionale ai tempi di Garibaldi e dell'unità d'Italia al Fascismo. Si usano troppo spesso termini a sproposito, ma fino a prova contraria il significato delle parole ha ancora un valore.

gio said...

Ommadonna. Adesso l’URSS non è più comunista, anzi meglio: non lo è mai stata. E io che stavo a fare discorsi seri.
Pensavo di averle sentite tutte; ma è bello venire sorpreso di quando in quando, fa bene allo spirito. Meno male che Togliatti è morto o gli veniva un coccolone, ed anzi meglio qualcuno controlli il suo sepolcro perché potrebbe iniziare a girare e non fermarsi più (mi metto nello spirito della battuta, EVIDENTEMENTE intesa come tale. almeno spero).
Direi che a questo punto, dal momento che è stato molto opportunamente tirato in ballo, la colpa del comunismo ricadrà alla fine su Berlusconi. Anzi pare che a Milano abbiano già pronto un testimone all’uopo.
Forse anzi sono già due.

Ma santamadonna.

stefano said...

Il comunismo ha dato ampia dimostrazione di sé in tutti i paesi che ne hanno adottato e applicato la filosofia, dall'URSS alla Cina, da Cuba alla Corea del Nord. Le varie sue sfumature hanno portato alla repressione degli oppositori, alla fame delle popolazioni, alla totale mancanza di libertà, perfino al controllo delle nascite, a fronte di un apparato statale mastodontico, governato da pochi privilegiati, alla faccia del tutti-uguali, costosissimo e che doveva necessariamente dare continue prove di forza con gigantesche parate militari e atleti olimpici drogati e pieni di ormoni.
il sistema-comunismo è imploso principalmente perché non aveva più le risorse per mantenere se stesso, visto che aveva delle spese smisurate, anche per finanziare tutti quegli stati non autosufficienti per colpa delle loro politiche scellerate. Prova ne sia che la principale ragione per cui Cuba è in difficoltà sta nel fatto che non riceve più i rubli da Mosca.
Chi dice che le idee del comunismo erano giuste ma le sue applicazioni sono sbagliate, o è uno sprovveduto o è in malafede, perché è evidente che il comunismo quello è, non il tutti uguali e tutti felici.
Tutto sommato però comprendo con una certa tenerezza i cittadini di quegli stati ex comunisti che si ritrovano oggi a rimpiangere il fatto che sotto il regime si stava meglio, perché non dovevano sbattersi dalla mattina alla sera per portare a casa la cena, bastava aspettare, fare qualche lavoretto inutile e i pochi soldi arrivavano per tutti. purtroppo per loro però tutto ciò aveva un costo abnorme, sia in termini economici per lo stato che in termini di libertà, dovevano fare la coda con la tessera al supermercato e aspettare 15 anni per ottenere un trabicolo di macchina. ci sarà un motivo se tutti cercavano di scappare.
Chi invece mi fa piuttosto schifo sono quei finti comunisti nostrani che, con la pancia e il portafoglio pieni rimpiangono i bei tempi quando andavano in missione nei paradisi socialisti pagati dal partito.
Chissà come mai però continuavano a fare le vacanze in sardegna e affari d'oro a milano, anziché trasferirsi armi e bagagli a timisoara o a vladivostok.

francesco said...

Cara Lexi, ne so talemtne poco che onestamente non mi sento in grado di giudicare buoni e cattivi. Però qualcosa so sulla storia dell'America Latina degli anni '80 e primi '90, particolarmente la guerra civile (più o meno...) ce ha devastato il Guatemala. Mi interesserebbe sapere cosa ne pensi. Ciao e grazie, francesco

Lexi Amberson said...

Mi sa che ne sai abbastanza e che fai un po’ il malizioso…Lo so che quando si vuole criticare la politica estera americana (non solo reaganiana) che va dal dopoguerra alla fine degli anni ‘80 si tira in ballo l’America Latina. Lo so che gli Stati Uniti hanno sostenuto dittature di destra, alcune violentemente fasciste, ma non furono mai operazioni disgiunte dal contesto globale creatosi con la Guerra Fredda. Semplicemente, gli Stati Uniti non potevano permettersi l’espandersi dell’influenza sovietica nel Centro e nel Sud America. In questo senso, alcuni Presidenti (Kennedy, Johnson, Reagan), hanno adottato una politica più aggressiva di altri. Quello che, in un normale giudizio personale, verrebbe definito cinismo, nell’ottica della politica internazionale è realismo. Sono gli eventi della Storia che, da sempre, impongono la ricerca di un equilibrio di poteri. Lo puoi chiamare balance of power, ne trovi diffusamente menzione nel Trattato di Utrecht del 1713. La puoi chiamare Realpolitik, pensando a Metternich e così via…Uno dei concetti base delle scienze politiche è la consapevolezza che, per qualsiasi paese, il fine della politica estera è la tutela degli interessi nazionali. E questi travalicano sempre qualsiasi considerazione di tipo idealistico. In quegli anni di contrapposizione tra Occidente e blocco sovietico (non uso la parola comunismo altrimenti ho dei lettori che mi sgridano!), l’interesse e lo scopo degli Stati Uniti era contenere, opporsi, controbattere l’espansionismo ideologico e militare di Mosca. L’America Latina, brutto a dirsi ma è così, rientrava in questo “gioco”. Ma pensare che si tratti di una “novità” inventata dagli Stati Uniti o da Reagan sarebbe sbagliato.

gio said...

Usa pure il termine comunista Lexi, inutile girare attorno alle parole. E' cavilleria spicciola. O chiamalo socialismo nazionale, per fare il paio col fratello nazional-socialismo di medesima matrice ideologica.
Senò ti sgrido io per causa opposta.

francesco said...

Grazie per la considerazione ma veramente ne so poco sulle reali motivazioni della caduta del muro di Berlino (e del comunismo) e dei relativi meriti (Reagan? Gorbachov? GP II°? Tutti e tre, nessuno dei tre?).
Sono solo IMMENSAMENTE innamorato dell'America Latina (odio le ideologie, che siano di sinistra o di destra). Ero curioso di leggere la tua risposta e anche se sono parzialmente d'accordo sulle motivazioni che dai dell'intervento degli USA in America Latina (in Guatemala nel '54 all'epoca del primo golpe non c'erano i comunisti al governo e il genocidio degli anni 80-90 ha colpito contadini ignoranti del mondo armati solo di roncole e zappe per difendere i loro campi) apprezzo la delicatezza e la sobrietà della risposta, oltre alla competenza. Hai perfettamente ragione a precisare che non solo gli USA hanno fatto ciò, ricordiamo l'URSS in Afghanistan, Vietnam e chissà quanti interventi nascosti che non vengono "pubblicizzati".
Un proverbio africano dice che quando due elefanti si scontrano a restare schiacciata è l'erba, ed io ho avuto la fortuna di conoscere alcuni di questi "fili d'erba" in Guatemala, so che i loro sguardi per sempre devastati potrebbero essere quelli schiacciati dall'elefante URSS e oggi in Africa dall'elefante Cina. Forse è inevitabile che i governanti debbano "giocare" secondo le regole della real-politik, ma noi no, abbiamo il diritto e forse il dovere di pensare più ai fili d'erba che agli elefanti (considerazione generale non rivolta a te). E se ti recherai di nuovo in Messico aspetto qualche tuo bel post poetico: chissà quando potrò tornarci, perciò..... fammi sognare tu!
Ciao, francesco

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