Some trails are happy ones, others are blue. It's the way you ride the trail that counts.
Friday, June 26, 2009
Tuesday, June 23, 2009
La Storia non siamo noi
In questi giorni, su molti blog e siti americani di tendenza democratica, si respira un certo imbarazzo – in alcuni casi: un senso di delusione – per l’atteggiamento, ritenuto troppo attendista se non remissivo, del Presidente Obama a proposito delle vicende iraniane.C’è chi teme che questo sia l’inizio di un processo di carterizzazione da parte del neo-presidente e chi, con estrema chiarezza, si domanda se, a livello internazionale, la statura politica di Obama sia adeguata al ruolo di leader di una superpotenza mondiale come gli Stati Uniti.
Monday, June 22, 2009
Iran, Ohio
Nel commentare le vicende iraniane, con riferimento particolare ai manifestanti uccisi, il giornalista Daniel Farber della CBS dice che, in fondo, si tratta di un episodio simile a quello che accadde il 4 maggio 1970 nel campus della Kent University, in Ohio.In quell’occasione alcuni componenti dell’Ohio National Guard intervennero – sparando – per sciogliere un corteo di protesta contro l’intervento americano in Cambogia e alla fine si contarono quattro studenti morti (i “four dead in Ohio” della celebre canzone di Neil Young).
Con una piccola differenza, però. Che in quell’occasione chiunque volesse - compresi i giornalisti coglioni - poteva dare a Nixon dell’assassino. Scrivendolo sui giornali, dicendolo alla TV, gridandolo nelle strade, cantandolo ai concerti.
Non mi sembra che a Teheran, in queste ore, i colleghi di Farber, o chiunque altro, abbiano la stessa possibilità. Quella, cioé, di dare liberamente del Nixon ad Ahmadinejad.
E’ chiaro che quando i responsabili dell’informazione sono i primi a non cogliere la differenza tra la democrazia del proprio paese (quella che, da sempre, consente loro di sparare idiozie a profusione) e la democrazia targata Ahmadinejad, non si può nemmeno pretendere che Obama assuma un atteggiamento diverso dall’apatico appeasement di stampo europeo.
Di questi tempi inchinarsi al re saudita o acchiappare mosche al volo in diretta TV è tutto quanto ci si può aspettare dalla più grande superpotenza mondiale.
Sunday, June 14, 2009
Mais où sont les blogs d'antan?
Che questo blog stia svogliatamente "tirando tardi" è ben oltre l'evidenza. Ma non è del mio perduto interesse che vorrei parlare.Faccio invece una veloce considerazione generale su quella che mi sembra essere la crisi che attraversa la blogosfera italiana.
A me sembra che, nel momento in cui i social networks, Facebook e Twitter in primis, hanno preso sempre più piede, i blog sono conseguentemente entrati in coma profondo.
Non so se è solamente cambiata la mia disposizione d'animo ma, personalmente, non riesco più a trovare blog interessanti come in passato.
Una volta entravi e c'era Robinik, c'era Wellington, c'erano decine di altri blog che non sto a ricordare, tutti stimolanti e non tutti necessariamente dello stesso colore politico.
Dov'è finita quella bella stagione del fare blog? E cos'è rimasto?
Possibile che, superato l'effetto-novità, tutto si sia sgonfiato e abbia perso d'interesse in maniera così generale? E a vantaggio di cosa?
Oh certo, i social networks, nella loro immediatezza d'uso, sono molto più comodi e consentono di comunicare in tempo reale concetti di fondamentale importanza per l'umanità.
Dove, meglio di Twitter, si può far sapere al mondo l'esatto momento in cui ci si gratta il culo, ci scottiamo la lingua col caffè, ordiniamo fagiolini come contorno, andiamo dal dentista o scopriamo un imperdibile filmato giapponese sullo scimpanzé in amore?
E che dire di Facebook? Dei mille fan clubs ai quali aderiamo sulla fiducia. Chi non vive senza Nutella e chi vuole pisciare in testa a Berlusconi. I test d'intelligenza e quelli sulle affinità sessuali. Che filosofo sei, che quadro sei, che personaggio di Star Wars sei. Le foto dell'asilo e gli amici mai sentiti nominare prima (e nemmeno dopo).
Diciamo che a parte una lievissima ombra di autoreferenzialità (ma giusto una punta), Facebook e Twitter sono o.k.
Il guaio è che l'assuefazione a questi networks ha portato ad una forma di pigrizia mentale per cui, davanti ad un fatto rilevante o interessante o curioso, non ci si sofferma più troppo e non si cerca nemmeno di buttare giù un buon pezzo da blog, un qualcosa che possa indurre chi legge a dialogare, controbattere, polemizzare, confrontarsi, portare nuove riflessioni...In una parola, se si vuole usare un concetto impegnativo: a crescere.
Una volta, ai tempi dell'Eldorado dei blog, era così. Era anche così.
Adesso è più comodo e sbrigativo andare su Twitter e, a compendio di un'intera faccenda, chiosare il tutto con una veloce battuta che, di solito, non interessa a nessuno, non stimola dialoghi e scivola via in un amen, travolta e sepolta da decine di immediati messaggi tutti altrettanto "vistosi" e altrettanto "anonimi".
Un po' come masturbarsi dietro una vetrina mentre il resto della community passa indifferente e alla sola ricerca di un'altra vetrina dove potersi masturbare a sua volta.
E' un po' uno spreco. Il blog, secondo me, resta in potenza un mezzo fantastico di comunicazione. Un mezzo capace di rappresentare una voce alternativa al piattume del giornalismo ufficiale, al suo conformismo, alla sua falsità.
Non lo so. Forse le cose non stanno poi veramente così ed è solo frutto di una mia pessimistica percezione. Dico solo che è un peccato.
(p.s.: Gli eventuali commenti che dovessero arrivare potrebbero apparire con un po' di ritardo. Ma verranno pubblicati.)
Dov'è finita quella bella stagione del fare blog? E cos'è rimasto?
Possibile che, superato l'effetto-novità, tutto si sia sgonfiato e abbia perso d'interesse in maniera così generale? E a vantaggio di cosa?
Oh certo, i social networks, nella loro immediatezza d'uso, sono molto più comodi e consentono di comunicare in tempo reale concetti di fondamentale importanza per l'umanità.
Dove, meglio di Twitter, si può far sapere al mondo l'esatto momento in cui ci si gratta il culo, ci scottiamo la lingua col caffè, ordiniamo fagiolini come contorno, andiamo dal dentista o scopriamo un imperdibile filmato giapponese sullo scimpanzé in amore?
E che dire di Facebook? Dei mille fan clubs ai quali aderiamo sulla fiducia. Chi non vive senza Nutella e chi vuole pisciare in testa a Berlusconi. I test d'intelligenza e quelli sulle affinità sessuali. Che filosofo sei, che quadro sei, che personaggio di Star Wars sei. Le foto dell'asilo e gli amici mai sentiti nominare prima (e nemmeno dopo).
Diciamo che a parte una lievissima ombra di autoreferenzialità (ma giusto una punta), Facebook e Twitter sono o.k.
Il guaio è che l'assuefazione a questi networks ha portato ad una forma di pigrizia mentale per cui, davanti ad un fatto rilevante o interessante o curioso, non ci si sofferma più troppo e non si cerca nemmeno di buttare giù un buon pezzo da blog, un qualcosa che possa indurre chi legge a dialogare, controbattere, polemizzare, confrontarsi, portare nuove riflessioni...In una parola, se si vuole usare un concetto impegnativo: a crescere.
Una volta, ai tempi dell'Eldorado dei blog, era così. Era anche così.
Adesso è più comodo e sbrigativo andare su Twitter e, a compendio di un'intera faccenda, chiosare il tutto con una veloce battuta che, di solito, non interessa a nessuno, non stimola dialoghi e scivola via in un amen, travolta e sepolta da decine di immediati messaggi tutti altrettanto "vistosi" e altrettanto "anonimi".
Un po' come masturbarsi dietro una vetrina mentre il resto della community passa indifferente e alla sola ricerca di un'altra vetrina dove potersi masturbare a sua volta.
E' un po' uno spreco. Il blog, secondo me, resta in potenza un mezzo fantastico di comunicazione. Un mezzo capace di rappresentare una voce alternativa al piattume del giornalismo ufficiale, al suo conformismo, alla sua falsità.
Non lo so. Forse le cose non stanno poi veramente così ed è solo frutto di una mia pessimistica percezione. Dico solo che è un peccato.
(p.s.: Gli eventuali commenti che dovessero arrivare potrebbero apparire con un po' di ritardo. Ma verranno pubblicati.)
Saturday, June 6, 2009
Tuesday, June 2, 2009
Berlusconi si fa una nuova squadra

Su invito di Silvio Berlusconi sono giunte a Milano le California Golden Bears (vedi foto), giovanissime e fortissime calciatrici allenate da Tracy Hamm.
Nei prossimi giorni il premier definirà la vendita definitiva del Milan a una famiglia di sceicchi arabi e, nel contempo, procederà all'acquisizione del team californiano di soccer femminile.
La notizia verrà comunque ufficializzata solo dopo le elezioni.
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