Suo padre, John Phillips dei Mamas & Papas (qui la sua storia), è morto da un pezzo e quindi, adesso, Mackenzie Phillips può dire quello che vuole.Lo dice e lo scrive sulla biografia – High on Arrival – che sta promuovendo per le librerie e le TV degli States, portandosi dietro quel clamore che, inevitabilmente, significa soprattutto: copie vendute, articoli scandalistici, denaro.
A creare scalpore, a dare un senso di fastidio, non è il racconto dei biscottini impastati con la cocaina che il babbo le offriva quando aveva 11 anni.
Non è la sua iniziazione all’LSD quando, di anni, ne aveva 12.
Non è quel suo curriculum lunghissimo fatto di arresti, di sbronze e di sballi che l’hanno resa una delle tante teen drug addicts mai del tutto guarita (l’ultimo arresto è dello scorso anno).
Non è nemmeno sapere che sia stato un Mick Jagger già trentenne a cogliere la sua verginità di tredicenne.
Lei, questo, lo racconta da anni (anche se ogni volta cambia un po’ di particolari). Di come Jagger l’abbia spinta sul letto dicendole: “E' da quando hai 10 anni che volevo farlo”.
E’ una storia risaputa, questa. Ne aveva scritto lo stesso John Phillips nella sua autobiografia del 1986, Papa John, descrivendo Jagger come un romanticone che portava la colazione a letto alla sua bambina e, sul fatto che se la scopasse pure, concludeva dicendo: “Questo non fa di lui un eroe, ma nemmeno un violentatore”.
Poi, ci mancherebbe, da una parte c’è la legge della California, che fissa a 18 anni la cosiddetta age of consent, per cui qualsiasi maggiorenne che abbia rapporti sessuali con ragazze minorenni è da considerarsi uno stupratore.
E dall’altra c’è una realtà, fatta di ragazze che, nella norma della California del Sud, cominciano a fare l’amore al più tardi quando hanno 14 anni (e non sempre con coetanei). C’è Polanski in galera e Mick Jagger in classifica. Ma questa è un’altra storia.
La parte “succulenta” del libro di Mackenzie Phillips, la storia mai narrata, riguarda però un altro particolare.E riporta a lei, ormai diciannovenne, e alla notte prima del suo primo matrimonio (il primo di tre), quando sente suo padre, fatto di droga, entrare nella sua stanza e lei, fatta di droga, lo accoglie nel suo letto e lo ama. In maniera consenziente.
Poi lei si sposa ma intanto continua a scopare anche con suo padre. Lo fa per dieci anni. Fino a quando si ritrova incinta e, non sapendo di preciso a chi attribuire la paternità del bambino, abortisce e mette fine al rapporto incestuoso.
Anche se, forse a causa di certe nebbie perenni che possono avvolgere la mente, ci sono conti che non tornano, visto che suo figlio (avuto da Shane Fontayne, già chitarrista nella band di Bruce Springsteen), è nato prima che – da quanto dice – smettesse di avere rapporti sessuali col padre.
Padre che, se fosse ancora vivo, oltre all’accusa di stupro e d’incesto, dovrebbe anche rispondere di un probabile omicidio.
Racconta infatti Mackenzie di quando, sempre da adolescente, venne violentata da un uomo al quale aveva chiesto un passaggio in macchina. In quell’occasione suo padre, preso con sé un fucile, si allontanò di casa per un paio di giorni.
“Non gli ho mai chiesto cosa accadde e cosa fece”, dice oggi la donna. Ma ammette che l’eccitasse l’idea di avere un padre disposto a tanto pur di vendicarla e proteggerla.
Il libro e la vicenda tutta, come detto, sta creando non poco scalpore. Ma, come direbbe Whoopi Goldberg a proposito della morale della California del Sud, “we are a different kind of society”.
E forse, se glielo si chiede, potrebbe anche dire che questo non è proprio un caso di “incesto-incesto”














