Thursday, April 22, 2010

Oltre i Led Zeppelin


Giochino. Dovessi indicare qual è stato, negli ultimi due-tre anni, l’album che ho più apprezzato ed ascoltato, probabilmente direi Raising Sand della “strana coppia” Robert Plant-Alison Krauss.

Andai a vederli, un paio d’anni fa, al Greek Theatre di Los Angeles, accompagnati da un quintetto straordinario capitanato da T-Bone Burnett, e subito mi fecero un’impressione entusiasmante.

Ricordo però che, nel pubblico, c’erano molti fans “puristi” dei Led Zeppelin, i quali, anziché godersi quella performance ispirata, arricciarono il naso di fronte a un Robert Plant che “perdeva tempo” a duettare con una cantante-violinista di bluegrass invece di pensare ad una qualche reunion della storica band.

Intendiamoci. Amo molto i Led Zeppelin. Per me, in un’ideale classifica delle band più grandi di tutti i tempi, si accomodano senza fatica tra le prime cinque (*). E Robert Plant, in particolare, è uno di quei pochi cantanti la cui voce, oltre a piacermi, mi procura immancabilmente una serie di contrazioni vaginali.
Però apprezzo ancora di più quegli artisti che sanno rimettersi continuamente in gioco e non si fossilizzano nel loro seppur glorioso passato.

In quell'occasione furono eseguiti quattro pezzi dei Led Zeppelin, ampiamente riletti rispetto alle versioni originali.
Assolutamente irriconoscibile Black Dog, trasformata in una lentissima e straniante nenia allucinata. E che dire di Black Country Woman, tutta costruita sulle vibrazioni secche del banjo?
E se in The Battle Of Evermore la brava Alison Krauss, vocalmente dotata com'è, non sfigura al cospetto del ricordo di Sandy Denny, dove mi sono entusiasmata veramente è nell'attacco di When The Levee Breaks, che è sempre stata una delle mie composizioni preferite del quartetto.
Quello che, nell'originale, era un blues acido, con il contrappunto stridente dell'armonica, qui diventa, con il fantastico violino della Krauss un autentico momento di Appalachian Music. Da brividi.

Naturalmente sulla scena tutta l'attenzione era catturata dai due protagonisti, ma lo sguardo ogni tanto andava nelle retrovie, soffermandosi su T-Bone Burnett, il vero artefice della buona riuscita di questo progetto musicale, uno di quei producers  (con Don Was, Daniel Lanois e pochi altri) capaci di imprimere con il proprio marchio inconfondibile qualsiasi registrazione, e sempre con  risultati di eccellenza.

Con Alison Krauss, Burnett aveva già lavorato durante la composizione delle musiche per il film O Brother Where Art Thou?, che era un ripescaggio colto del bluegrass e dei traditional country venati di gospel  del Profondo Sud.
E la sua nomea di "mago del suono" si sta accreditando sempre più in questi mesi con una serie di lavori di alto livello: i nuovi album, appena usciti, di Jakob Dylan e di Willie Nelson, entrambi stupendi, cui seguiranno Steve Earle, John Mellencamp e Gregg Allman.

In tutti i casi è straordinaria la sua capacità di prosciugare i suoni da ogni tentazione enfatica, ben conscio di quella verità estetica secondo la quale less is more, riuscendo però su una struttura scarnificata, quasi scheletrica, ad andare sempre nel cuore della melodia originaria, con sfumature di grande forza evocativa.

Seppur amalgamato in una continuità di suoni twangy, frutto di chitarre, steel guitars, dobro e una batteria che alterna passaggi cupamente percussivi a momenti decisamente più impalpabili, il menu di Raising Sand è vario ed eterogeneo e va a pescare nel repertorio spesso meno frequentato di autori come Gene Clark, Townes Van Zandt, Tom Waits, Allen Toussaint, Sam Phillips, Mel Tillis, Doc Watson, gli Everly Brothers...

Talvolta Plant e Krauss duettano che è una meraviglia, come nell'inizio strepitoso di Rich Woman, un pezzo 'dimenticato' degli anni '50 (ma presente anche su un album dei Canned Heat); più spesso, però, si alternano alla parte solista, dandosi reciproco spazio e dimostrando un buon affiatamento.

Da quello che si sa l'avventura di questo strano duo non dovrebbe fermarsi a quest'unico riuscitissimo album, anche se i tempi di un eventuale sequel potrebbero comunque non essere così ravvicinati.



Intanto un altro componente dei Led Zeppelin, John Paul Jones, si è ritagliato un ruolo di talent scout e producer e, in questa veste, ha confezionato l'ottimo album d'esordio (come solista) di Sara Watkins, cantante-violinista losangelena.
Anche in questo caso siamo nell'ambito della musica tradizionale americana, con violini, mandolini, steel guitars...Tutta roba che, al di fuori degli States, non ha un grande appeal commerciale, ma tant'è.

Per quanto riguarda, infine, i tanti fans nostalgici dei Led Zeppelin, dico: per ora mettetevi il cuore in pace. Robert Plant inizierà a luglio un nuovo tour negli States con una backing band molto interessante, comprendente Buddy Miller e Patty Griffin e quindi, decisamente, roots-oriented. Seguirà un nuovo album, sempre su questa linea.


Giovane groupie dei Led Zeppelin
sfoggia con orgoglio il suo nuovo cappello
fatto con autentici peli del petto
di Robert Plant.

(*) Nella mia personalissima classifica ideale, le 5 band più grandi di tutti i tempi sono: Little Feat, The Band, Byrds, Led Zeppelin, Rolling Stones.

p.s.: Segnalo che sul blog della mia amica Susan Ambrosia si possono ascoltare due canzoni tratte da Raising Sand (Rich Woman e Gone Gone Gone) e una da Sara Watkins (Long Hot Summer Days)

al concerto!

14 comments:

stone said...

w i Led Zeppelin!

Lexi Amberson said...

Hurray!

gio said...

E beh la Krauss è brava. Il bluegrass è bello, non il mio preferito in fatto di generi se devo dire ma certo gradevole per ascolti estemporanei, e lei ne è ottima interprete. Ce l'ho quell'album, ma devo ammettere di non averlo ascoltato abbastanza per rammentarne le qualità; cosa che invece mi riesce con altri album di Alison, comprensivi della colonna sonora di quel bellissimo film coheniano.
I primi album degli Zeppelin comunque sono insuperabili. Chiaro che qualche matusa coevo purista storca il naso, perdendosi la bellezza che un ascolto rilassato, ecumenico in fatto di percezioni musicali, concede. A me piace il Jazz, ma se mi porti a sentire Krauss-Plant ovvio che mi diverto. E magari poi si beve anche birra!..

Rob said...

Dai musicisti pretendiamo sempre che facciano le stesse cose. Ai concerti vogliamo sentire i vecchi successi, e nemmeno riarrangiati.
Se nel passato avessero applicato lo stesso criterio, Beethoven si sarebbe fermato alla seconda sinfonia, e la gente gli avrebbe chiesto sempre e soltanto la prima.

Marco ...fuoriluogo said...

Ciao Lexi!

Ti chiedo una cosa che non c'entra quasi niente col post... ma mi spieghi perchè negli Stati Uniti tutta questa gente ha come soprannome T-Bone??? Cioè, è una cazzata, lo so, ma me lo sono sempre chiesto...
Significa solo bistecca o c'è anche un altro significato?

Ciao!

Yanez said...

Tutto molto bello, ma si tenga presente che quello nella foto in alto non è Robert Plant. E' Umberto Tozzi.

Lexi Amberson said...

Gio: Per la precisione, "O Brother Where Art Thou?" è coeniano, non coheniano. Lo so che è soltanto una H di differenza, ma quando per esempio c'è gente che scrive il mio nome con la Y invece della I, io m'incazzo come una belva.

Rob: Una volta a Igor Stravinsky fu commissionata la composizione di un nuovo pezzo da eseguire in occasione di una qualche ricorrenza. Il Maestro inviò la partitura e si sentì rispondere dal manager che non andava bene perché era troppo breve e non poteva permettersi di fare un concerto di soli 15 minuti. Al che Stravinsky telegrafò: “Allora suonatela due volte”.
Fortunato Beethoven a diventare sordo. Lui aveva la sua musica in testa e poteva risparmiarsi di ascoltare le cazzate della gente.


Marco: Il principale significato “alternativo” ha, come spesso accade, un riferimento sessuale. Anche in italiano, credo, si possono fare dei doppi sensi tra “osso” e “pene”. Più nello specifico, in inglese, “l’osso a forma di T” si riferisce alla penetrazione profonda, quando solamente la “testa della T” rimane fuori a sbattere contro l’ingresso vaginale. Nelle sbruffonate del giorno dopo, i ragazzi, parlando della ragazza con cui hanno fatto sesso, diranno cavallerescamente che è stata “tboned”.
Ma, nel caso dei nomignoli personali, è difficile avere una risposta (ad esempio: chi può dire esattamente quale sia l’origine del mio soprannome, Suze Lamb?). Tante volte, tra ragazzi, T Bone è quello più alto e magro del gruppo (“tutt’ossi”), ma potrebbe anche essere quello meno sveglio di tutti (a Milano si dice “alto e ciula”). A volte invece a essere soprannominati T Bone sono i ragazzi il cui nome inizia per T o ha una certa assonanza (per esempio Tobin, Taban, Toby…). Oppure qualcuno che suona il trombone. Tutti esempi che, però, non si adattano a T Bone Burnett, il quale si chiama in realtà Joseph e suona la chitarra. Quando, nelle interviste, immancabilmente gli chiedono da dove derivi il suo nickname, lui dice sempre di non ricordarsene. Se non vuole dirlo saranno t-bones suoi.
In ogni caso si tratta di un nomignolo che suscita sempre una certa curiosità. Recentemente anche Meryl Streep, approfittando del fatto che T Bone Burnett era stato premiato con l’Oscar per la miglior canzone, ha fatto una battutina in proposito. Nessuno l’ha capita però, per quella forma di rispetto che si porta verso gli anziani, hanno riso tutti.


Yanez: Sì, ma Tozzi ha sicuramente avuto meno groupies di Plant.

Yanez said...

Ecco una tesi che merita un forum interminabile.

gio said...

Hai ragione anche tu, ma io rimango quello che ti scrive di solito a notte fonda, magari dopo essersi bevuto un paio di medie. Esattamente come ieri.
Di giorno avrei controllato la corretta compitazione del glorioso cognome, di cui penso d’aver visto tutti gli eccellenti lavori. A mia discolpa vada che conosco più Cohen che Coen, mentre di Lexi nel mio letto (participio, senza fraintendere) ci sei solo tu, quindi attaccarti y o altre più eccentriche appendici alfabetiche mi è molto difficile.
Comunque la t-bone è una favola. Bistecca; mangiata. Altre edizioni del nome la mia memoria non le conosce.

Marco ...folgorato said...

ok, ti ringrazio!

Quindi in realtà sei Susanna Agnelli!!!!!!
Mio dio!!!!!!

Tutta sta baracca è una copertura... Ma dì la verità, l'hai fatto per toglierti lapo dalle palle, vero?

jacky30 said...

Lexi, scusa l'ignoranza, ma qui mi stai dicendo che si accompagna solo con una chitarra ?

"In tutti i casi è straordinaria la sua capacità di prosciugare i suoni da ogni tentazione enfatica, ben conscio di quella verità estetica secondo la quale less is more, riuscendo però su una struttura scarnificata, quasi scheletrica, ad andare sempre nel cuore della melodia originaria, con sfumature di grande forza evocativa."

Lexi Amberson said...

Quando smetto di farmi il solletico sotto ai piedi ti rispondo. Forse.

jacky30 said...

Sei d'accordo con il magazine Rolling Stone Usa, che “Like a Rolling Stone” di Bob Dylan è la canzone più bella della storia della musica ?

Lexi Amberson said...

No.

LinkWithin

Blog Widget by LinkWithin