Saturday, July 24, 2010

Tutto quello che lei voleva era soltanto amore


Quell’ultimo capodanno era stato un po’ speciale per Maryam.

Quel giorno, oltre a festeggiare i suoi 25 anni, riceve una telefonata dal penitenziario di Corcoran. Dall’altro capo del filo, da quell'inferno in terra, suo fratello le dice che ora non è più in isolamento. E’ il massimo che può sperare. Dal carcere non uscirà più. Sta scontando una pena di anni 100 per omicidio di primo grado.
Dodici anni prima ha spaccato la testa ad un uomo colpendolo ripetutamente con una pietra e da allora i suoi “vicini” di cella sono stati Charles Manson, Sirhan Sirhan, Juan Vallejo Corona. Forse, ai più, il nome di quest’ultimo dirà poco o niente ma, per capirci, parliamo di uno che è stato capace di ammazzare 25 persone nel giro di un mese e mezzo.

In quel momento, ultimi giorni del 2006, Maryam è una giovane donna tra le più pagate nel suo ambiente. Ambiente nel quale, con un nome diverso (che qui verrà volutamente taciuto), gode di una popolarità sempre maggiore.
Poco tempo prima ha ricevuto un XRCO, il massimo riconoscimento della cinematografia porno californiana. Dietro di lei ci sono 5 anni di attività incessante e oltre 370 film. Ma poco importa essere una delle attrici hard più pagate di Los Angeles. Alle sue spalle c’è una vita devastata, i cui scompensi non sono ripianabili con il denaro.


Maryam vive i suoi primi 12 anni a Chihuahua, dove nasce. Sua madre, messicana, è già in là con gli anni e, forse, anche con la testa. Passa il tempo con una specie di setta convinta della presenza di extraterrestri tra di noi e, intanto, non si accorge, o finge di non accorgersi, che il fratello allunga le mani sulla nipote o, come dice Maryam, “le fa delle cose”. Quando l'incidente viene alla luce, il padre, un gallese, una sorta di missionario, porta la famiglia in California, a San Diego.

Il fratello mette incinta una ragazza, poi litiga non si sa bene con chi e per cosa, e risolve tutto a colpi di pietra. La Maryam adolescente ha il corpo fatto di una donna, fianchi invitanti e mammelle generose. I ragazzi della gang la eleggono a propria bambola sessuale. Ogni giorno, fuori dalla scuola, godono del suo corpo e ne abusano analmente, in una sorta di rito iniziatico bestiale che si perpetua nei mesi. Maryam sa che si tratta di violenza e sottomissione ma arriva al punto da desiderarla perché è l’unica forma di attenzione che riceve.

E' la sua vita. Un fratello murato vivo in un carcere dal quale non uscirà mai più, uno zio porco che trova la sua liberazione in un cancro al fegato, una madre scentrata e ubriacona che parla con i cugini di E.T., un padre che non si capisce bene cosa faccia. Un giorno arriva e dice che ha trovato lavoro in Utah.

Qui Maryam conosce una ragazza, Marsela, una mormona ribelle con la testa rasata. Per quasi un anno si confidano, si consolano e, di nascosto, si abbracciano e fanno l’amore. Poi un giorno lei le dice che la lascia per sposare il ragazzo che la comunità ha scelto per lei sin da quando era bambina. Maryam è sola. Un'altra volta.


Diciottenne Maryam trova lavoro in un’agenzia turistica. Le cose sembrano andare bene. Il principale la porta con sé prima alle Hawaii, poi in Nuova Zelanda e infine Australia. Due mesi di gentilezze, poi lui d’un tratto diventa ossessivo. Le porta via il passaporto e le carte di credito, la tiene segregata, e senza più riguardi la scopa ogni volta che gli pare, irridendola, ripetendole che nessuno al mondo si preoccupa di lei, men che meno i genitori. Un intero anno da prigioniera all’estero. Poi lui si stufa di tutte quelle lacrime, di quelle scopate senza partecipazione, e alla fine le compra un biglietto per la California.

Maryam torna a San Diego. Trova un lavoro in un Blockbuster, ma i soldi non bastano mai. La indirizzano verso un’agenzia che cerca “modelle” porno, la Perfect Video. Una delle tante case di produzione cinematografiche amatoriali, di quelle che girano i film porno in un pomeriggio all’interno di un appartamento o di un garage. Le va ancora bene a non finire nel giro degli snuff movies.

Il primo giorno la fanno spogliare, le mettono davanti un uomo nudo col cazzo in tiro e le dicono di darci dentro con la bocca. Ma, meraviglia delle meraviglie, con tutto quello che le hanno fatto, Maryam è un vero disastro, come se non l'avesse mai succhiato per il solo piacere di farlo.
Le dicono allora di sdraiarsi e di masturbarsi. "Almeno quello sarai capace di farlo", le ridono dietro con disprezzo. La riprendono ed è in questa veste che nasce la sua carriera di attrice porno. Lunghe scene solitarie e abbracci lesbici.

In uno dei suoi primi film conosce Brooke, anche lei semiesordiente, e con questa ragazzina più giovane di lei intreccia una relazione al di fuori delle scene. Oggi, otto anni dopo, Brooke è ancora in attività e ogni giorno rilascia un suo inutile pensiero su Twitter, dove conta più di 10mila followers e, nel frattempo, segue Barack Obama e Paris Hilton, il Dalai Lama e Lindsay Lohan.


Intanto Maryam è affidata ad un agente che si fa chiamare Skooby, un pappone violento che la tiene segregata in un appartamentino insieme ad un'altra novizia. Al mattino viene prelevata, portata sul set e infine riportata nella casa-prigione dove è tenuta a bada con la droga. Ce n'è bisogno per sopportare il tour de force al quale è sottoposta. Svariati pompini al giorno e lezioni di facial, come il genere esige. Per l'anale non servono ripetizioni con lei. Ogni ripresa, immancabilmente, ha il suo clou quando un membro le entra dietro come scivolando nel burro. Lo fa talmente bene che viene notata dai produttori più importanti di Los Angeles.

Questo significa allontanarsi dal putridume e dalle scopate in serie. O così pensa lei.



Maryam conosce Csaba, un attore ungherese, scappato precipitosamente dal suo paese per evitare un processo per truffa, e riciclatosi come regista porno in California. Csaba, ovviamente con un altro nome, la dirige in un paio di film. Ma negli States lui è pur sempre un immigrato a rischio di reimpatrio forzato. Chiede a Maryam di aiutarlo, anche perché, dice, le vuole bene. Sì, ma non so cosa potrei fare, dice Maryam. Una cosa c'è, risponde lui. Basta compilare un modulo, comprare due anelli, trovare un Ministro e, cinque ore dopo, in un pomeriggio di metà ottobre, Csaba e Maryam, in jeans e maglietta, si sposano sulla spiaggia di Long Beach.

Csaba va a stare a casa di Maryam. Il tempo di ottenere il certificato legale di cittadinanza. Poi un giorno lui rientra in compagnia di un'altra donna, Monika, un'ungherese, forse sua moglie dai tempi di Budapest. Csaba le dice che quella è la sua donna e che lei, Maryam, è solo una moglie di facciata e un'amica che gli ha fatto un favore. Poi la riempie di droga, per calmarla dalla crisi isterica in cui è piombata, e quando è annientata nella sua incoscienza, la lascia sul pavimento come un sacco vuoto e finalmente si ritira in camera da letto per scopare la sua vera moglie ungherese.

La situazione va avanti alcuni mesi, fino a quando, a giugno 2006, Maryam trova la lucidità di presentare una dichiarazione giurata che porta all'annullamento del matrimonio.

Ma anche in quei mesi in cui gran parte dei soldi che guadagna finiscono nella droga, c'è una Maryam che pochi conoscono e che rimane sconosciuta ai più. E' una ragazza dolce, dai modi gentili, che nello scempio del corpo e dell'anima ha mantenuto un'innocenza quasi infantile.

Chi la conosce, in quei giorni, non può che affezionarsi subito a quei suoi modi ingenui. Lei appare alla riunione di un fan club di musica tradizionale americana. Non si direbbe ma, in macchina, lei ascolta Bob Dylan, Hank Williams, Woody Guthrie. La maggior parte dei presenti non sa chi sia, non la riconosce, e d'altronde lei risulta iscritta al club col vero nome: Maryam etc. etc.

Lei parla di musica con passione, racconta di un festival folk al quale ha assistito pochi giorni prima in Kansas, poi invita qualcuno a pranzo nel suo appartamento in Acama Street, a North Hollywood. Tutti credono di trovare chissà che splendore e invece è solo un buco di una sessantina di metri quadri che trasuda squallore e tristezza. Ma si cerca di non farci caso, perché c'è lei col suo bellissimo sorriso e i suoi occhi buoni. Lei che parla del suo desiderio di vivere in una fattoria con tanti animali, della sua voglia di rimettersi a studiare, del suo interesse per la fede baha'i, nonostante questa vieti il ricorso alla droga e ai rapporti sessuali al di fuori del matrimonio. Ingenua, infantile, vulnerabile, sprovveduta. Ma anche curiosa, generosa e onesta nel cuore. Una bella persona, nonostante tutto.



Ma lei, nella sua invincibile ingenuità, era anche la ragazza meno adatta a finire in quella melma piena di coccodrilli che è l'industria pornografica californiana, dove non c'è nessuno disposto ad aiutarti, a metterti in guardia, a dirti di stare alla larga e dove le donne sono soltanto buchi da riempire e volti da schizzare. Finché ne vale la pena, finché c'è da fare soldi. Poi una spinta all'inferno e sotto un'altra.

E' così che Maryam finisce per credere nell'amicizia del più improbabile essere umano di quel mondo lercio. E' vero che Inkyo, il coreano con cui si mette, è uscito con un Master degree dalla UCLA, ma quello che lei forse non sa è che, un po' di tempo prima, si è fatto quattro anni di carcere per aver rapito, picchiato e violentato una sua compagna di college, tenendola sotto la minaccia di una pistola.

Secondo un pregiudizio locale, queste sono vicende che si ripetono con frequenza quando c'è di mezzo un maschio orientale. Persino il suo avvocato, per alleggerirne la posizione, dichiara alla corte che picchiare le donne fa parte della cultura coreana. Pregiudizio o meno, nessuna ragazza californiana si fiderebbe alla leggera delle attenzioni di un orientale sfuggente. Nessuna tranne l'ingenua Maryam, perennemente assetata com'è di attenzioni e gentilezze.

E lui è gentile con lei. La dirige nei suoi film e si accerta che sia tutto a posto per la trecentesima scena in cui lei deve prenderlo in culo o fingere di amare nell'essere irrorata da quei getti di putrido sperma che le imbrattano la faccia.


In quei giorni, sul suo blog, Inkyo scrive ispirato: "Ho appena schizzato nella bocca di Maryam. Gliel'ho letteralmente riempita come un Venti Frappuccino di Starbuck's. Lei è la ragazza più dolce che abbia mai conosciuto, però non vuole prendere la pillola ed io ho troppa paura di scoparla nella figa. Così me lo faccio succhiare e alla fine le dò il premio che si merita...A volte sono un po' troppo aggressivo e violento e la copro di parolacce, lei invece è sempre dolce e tranquilla. Come si dice, gli opposti si attraggono...Stanotte c'è stato da ridere. Gliel'ho schiaffato tutto in bocca, fino in gola, alla Peter North. Avevo i coglioni grossi come due meloni, pronti ad esplodere...Mi piace troppo riempirle la bocca e lei è stata proprio brava...Le ho anche comprato dei fiori, perché ero odiosamente fatto..." Non c'è che dire, un vero gentiluomo.

Per Maryam sono i giorni del suo 25esimo compleanno, la festa di capodanno, la telefonata del fratello da Corcoran.
Poi più niente fino a giugno, quando la polizia di Los Angeles arresta il regista coreano per aver minacciato Maryam con la pistola, costretta a seguirlo in una stanza di motel, legata, picchiata, sottoposta a sevizie fisiche.
Salta fuori la storia dell'analoga violenza di dieci anni prima. Ce ne sarebbe da fargliela pagare.
Ma Maryam preferisce le botte e la tortura alla solitudine. Il suo viso di bambina messicana è tumefatto, devastato dai pugni vigliacchi di chi dice di amarla.
E' stato solo un gioco tra di noi, dice alla fine. La denuncia non viene firmata. Non è successo niente.


Ancora una volta Maryam sembra sparire nel nulla. Ma questa volta è per sempre.
Fine agosto. Dal pronto soccorso di King City, una cittadina a sud di Monterey, parte una chiamata per la polizia. Una giovane donna, abbandonata all'ingresso da un uomo di razza asiatica, muore pochi minuti dopo senza riprendere conoscenza.
Dopo averla lasciata così, Inkyo ruba una macchina e scappa. La polizia lo ferma, lo tiene in arresto due giorni per il furto dell'auto e poi lo rilascia.

Chi sa qualcosa della loro storia pensa subito che sia stato lui ad uccidere Maryam.
Nel suo corpo non viene trovata traccia di eroina, solo una piccola quantità di metadone. Il rapporto tossicologico si chiude con la frase "causa della morte: indeterminata".
La polizia spicca un mandato di arresto per Inkyo, per sospetto omicidio, ma ormai sono passati alcuni giorni e di lui si sono perse le tracce.

Un giorno, in quelle ore, un mio conoscente alla polizia mi chiede se sapevo che il bastardo era il marito di Maryam.
Che cazzo vai dicendo? Impossibile che abbia sposato quell'animale.
Non servono parole. Le dita scivolano sui tasti, entrano in qualche archivio riservato del Nevada e scrivono il nome di Maryam e lì c'è il suo certificato di matrimonio. Tutto regolare. Il 2 agosto l'ha sposata e il 21 l'ha fatta morire.

La corsa di Inkyo finisce un mese dopo, in una stanza di motel di Morgan Hill, non lontano da San Francisco.
Il coroner parla di suicidio apparente causato da overdose di metadone. Il caso è chiuso.


Al cimitero di Brentwood, per l'onoranza funebre di Maryam, non c'è quasi nessuno.
Non uno tra quelli che l'hanno usata e sfruttata dall'inizio alla fine. Tutto quello che hanno fatto, per renderle "omaggio", è stato prendere spezzoni di scene rimaste inutilizzate e cucirle in una decina di film smerciati dopo la sua morte. Inculate postume per gli ultimi sporchi trenta denari.

Ma loro sono maledetti. Per loro il cielo si aprirà vomitando il fuoco dell'inferno e saranno gettati nello stagno incandescente, divorati dalle fiamme per l'eternità, insieme alla Bestia che li ha sedotti.
Maryam, per loro, per tutti quelli che le hanno recato male, adesso non esiste più.

Ma, come dice il verso devozionale baha'i che lei amava ripetere e che qualcuno ha declamato durante la sua sepoltura, "nel Giardino delle Rose d'immutabile splendore, un Fiore è appena sbocciato".

Ogni tanto ripenso a Maryam. Dove si trova adesso, lei è il fiore più bello.

(Maryam, 1981 - 2007)
Brentwood. Memorial Day.
Qualcuno ha pensato a Maryam,
lasciandole un segno, lì dove lei riposa.
 
"Volevo essere amata...
desideravo che qualcuno mi volesse bene...
ma non ho mai ricevuto amore o affetto."

10 comments:

stefano said...

storia tristissima. però non ho capito una cosa: è a corcoran a scontare i 100 anni di galera o è morta?

Lorenzo said...

Povera ragazza...

@stefano:
forse ti è sfuggito un piccolo particolare: è suo fratello ad essere in carcere, non lei.

stefano said...

ok, got it. avevo letto in fretta e non avevo capito chi fosse in isolamento.

Rach3 said...

...che storia... senza parole...

Nautilus said...

Cara Lexi, posso esser franco? OK, sarò franco e diretto come lei: questo post mi solleva un dubbio: era proprio necessario spiattellare tutti quei truci particolari sulle violenze subite dalla ragazza? Da una parte forse sì, almeno si sa bene di che si parla, senza veli e ipocrisie, è il crudo specchio della realtà, diciamo. Dall’altra in questo modo tutto il brano vira verso la pornografia e al sadismo, specie per la presenza delle foto della persona in questione, insomma solleva emozioni ambigue.
Non è una critica moralistica, evidentemente la sua è una scelta precisa e va bene, le esterno solo i miei dubbi.
Cercava solo un po’ d’amore…come tutti, purtroppo già in partenza è diventata un oggetto di carne, nessuno l’ha vista altro che così ed è difficile amare gli oggetti. C’era una canzone di R. Zero che diceva :”Un’anima ce l’ho/conosco quanto vale..”
Ecco, a volte si ha poca anima dentro di sé, e non basta diventare baha’i per ottenerne una.
Lei Lexi, io non so neanche se esiste come nelle foto, se ha davvero quel bel faccino ma non importa, un’anima ce l’ha e non potrebbe mai diventare solo una bambola di carne.

Lexi Amberson said...

I "cultori" di questo genere cinematografico conoscono più che bene la ragazza di cui ho raccontato la vicenda umana e professionale. Sanno chi è. Ne conoscono il volto e il corpo. Così come conoscono i particolari crudi legati alla sua vita e alla sua morte. Particolari che ho voluto riferire perché non ci siano dubbi su quanto sia marcio e immondo quell'ambiente. Io non so quale sia il livello di consumo di pornografia in Italia. Negli Stati Uniti è un'industria di prima categoria, ma penso che la maggior parte dei "fruitori" non si renda conto di come sia pericoloso quell'ambiente per tante ragazze che ci finiscono dentro. Se dire le cose come sono può portare qualcuno di loro a riflettere e magari a rinunciare all'acquisto di un DVD porno, allora tanto meglio. Ma, come ho scritto nel pezzo, ho evitato volutamente di riportare il nome d'arte con il quale Maryam era famosa proprio per evitare che Google porti qui la marea di persone che, quotidianamente, percorre la rete in cerca di quella sporcizia. Il mio pezzo non è tanto sull'attrice hard ma sulla persona. Non è rivolto agli abituali consumatori di pornografia ma solo a chi è in grado di leggere una storia estrema per quello che è: la storia di una persona e basta. Per parlare di lei e far risaltare il suo animo comunque candido è necessario si sappiano le cose brutte che ha fatto e che le hanno fatto. Quanto ho scritto è sgradevole perché orrendamente sgradevole è la strada che lei ha percorso, ma credo che l'aver parlato anche delle sue ingenuità e delle sue speranze, citando particolari di "normale" vita privata che nessuno ha conosciuto, la mettano infine sotto una luce di umana partecipazione. Le fotografie che ho scelto la riprendono in momenti privati e sereni, alcune mi sembrano anche molto tenere e belle. Credo che il suo sorriso, per chi non ha la mente deformata da pregiudizi o retropensieri, sia bello, solare e ispiri dolcezza. Non vedo perché si dovrebbe cancellare il viso di una ragazza che ha vissuto e che era famosa. Non penso siano state bruciate le fotografie di Moana Pozzi (parlo di fotografie normali, come quelle da me pubblicate).
Infine, io non sono in grado di dire se le (tante) ragazze finite male dopo essere entrate in quell'ambiente se la sono in qualche modo "cercata", come mi sembra di capire sia la sua conclusione. Veramente, ogni persona ha la sua storia e motivi che non possiamo conoscere. La famiglia di provenienza e l'educazione ricevuta contano, tantissimo, ma a volte non è soltanto quello. Ci sono ragazze di famiglia benestante che entrano nel porno, ragazze laureate o che hanno i soldi per frequentare il college. Così come ci sono ragazze (tante) che per pagarsi il college si prostituiscono e poi vanno avanti a farlo perché si fanno un mucchio di soldi in fretta. E a loro in genere va meglio, magari solo perché sono più ciniche, più dure o semplicemente più intelligenti. Ma chi può in questi casi valutare il peso di un'anima, la sua presenza o meno? Io non credo che Maryam si rivolgesse a una religione esotica per cercare di comprarsi un'anima che, secondo lei, non aveva o solo in minima parte. Non vedo perché se Richard Gere dice di essere buddhista è un figo, mentre se lo fa una sfigata è una povera cretina. Tutti abbiamo i nostri vuoti, che cerchiamo di riempire con qualcosa che ci possa dare sollievo e magari un po' di speranza. Maryam era disperata e quello che cercava non l'ha trovato. Ma posso anche dire, lo posso dire, che era una ragazza gentile, di animo buono e incapace di fare del male agli altri.
Naturalmente, poi, ognuno può percepire quanto ho scritto in maniera diversa. Giusto così.

jacky said...

Maryam era una persona estrema che ha giocato con la sua vita ed ha perso. La pornografia non c'entra proprio nulla in questa storia.

Nautilus said...

Cara Lexi, correrò il rischio (di successivamente dovermi smentire): il già discreto livello di stima nei suoi confronti è in aumento.
“ragazze finite male…se la sono in qualche modo "cercata", come mi sembra di capire sia la sua conclusione.”
Vade retro Satana! Ma assolutamente e convintamente no! Per non appesantire troppo il mio intervento avevo evitato di inserire una riflessione su una mia esperienza personale: una ragazza ingenua in cerca pure lei d’amore che avendo principalmente il proprio corpo da offrire ha naturalmente trovato alcuni che ne ha approfittato e ciononostante ha condotto una vita normale (marito, figli, lavoro) grazie al fatto che apparteneva ad un ambiente “sano” e soprattutto protetto. Mi sono chiesto che le sarebbe potuto succedere se si fosse trovata in quella giungla americana.
Le do anche ragione su un’altra cosa: mi sarò fatto commuovere dalla storia ma davvero il viso di questa ragazza mi sembra non esprimere che bontà, dolcezza e “pulizia”, d’altra parte lo dice anche uno dei suoi aguzzini.
Per quanto riguarda l’”anima” intendevo altro, intendevo un carattere, una personalità, un fascino, quel qualcosa in mancanza del quale gli uomini, nessuno escluso, vedono una donna con un bel corpo solo come un pezzo di carne, un trastullo. Come tutti i trastulli, presto viene a noia.
Purtroppo Maryam (come l’amica che citavo) proprio per la sua dolcezza e ingenuità insieme a una debole personalità m’è sembrata proprio la vittima predestinata per certe iene che fiutano subito questo tipo di prede.
Infine, sulla questione dei particolari turpi riportati, le ragioni da lei addotte mi ricordano una polemica che ci fu qua quando il “Foglio” (non so se conosce), unico giornale italiano, stampò le immagini della decapitazione di un giornalista americano (Pearl mi pare si chiamasse) da parte dei talebani. Ci fu un polemica: da una parte la grave accusa di morbosità, le foto eran superflue, in fin dei conti si sa cos’è una decapitazione. Dall’altra la difesa: ennò che non lo sapete, guardate fino in fondo di che si tratta e con chi abbiamo a che fare. Difficile dire la verità dove sta.
Ora, la convenienza varia da caso a caso, se è un esposizione gratuita è morbosa, se serve no. Nel caso di Maryam, capisco le sue ragioni e le condivido, però mi rimane il dubbio che descrizioni del genere possano ottenere l’effetto contrario: è la vecchia diatriba se la rappresentazione della violenza possa allontanare da essa o invece sedurci.
Saluti, continuerò a saltellare da un vecchio post all’altro, si aspetti altre critiche.
Insomma, si fa per conversare, come direbbe O.Wilde.

Lexi Amberson said...

Avvertenza: ho scritto una 900ina di pezzi. Molti dei quali non li scriverei più o magari ne cambierei la forma. Mi critichi pure, mi frusti e mi lapidi se è il caso. Io intanto metto le mani avanti e mi paro un po'.

WEALLHOPE?? said...

I came across your post remembering that girl whose name is
Maryam and who we knew under a different name given by the
California porn industry.

As all guys, none of us excluded, I too surfed around viewing
porn video clips and I remember her because of her fairly down
to earth homely looks.
A girl whose looks you would not expect to be that required by the glossy porn industry, but the looks of a normal girl you would cross by on any campus or elsewhere.

The shock of your article hit me when I learned she had died
so prematurely, and so - so - so alone.

My heart was truely saddened when I discovered that.
My mind went back to when I was amused viewing her trailer
clips and, now that she is gone, how grateful I should be to her
for those brief moments of fun.
But then again, if those clips never existed, mybe she would
still be alive had she been given a more simple life.
A gentle good hearted person has been taken away from us,
we all lost.

Thank you Lexi for having written this very beautiful article
remembeing her.
She deserves being remembered;
her life was too short.
I will remember her with mixed images in my mind of her video clips and of that photo of her grave.
A grave with not even a tomb stone....
A funeral with hardly anyone attending....

Maybe you, Lexi, you were kind enough to go place that
gave marker for her on Memorial Day ?
I like to think that.

- Mayram won a place in my memories and prayers
from a fellow in Milano Italy.

LinkWithin

Blog Widget by LinkWithin