Sunday, February 28, 2010

Scismatei vs. Dawkins

Ore difficili per il professor Richard Dawkins, il guru dell'ateismo britannico (ma che dico britannico?, mondiale, iperuranico, multiverso), il rottweiler di Darwin, il fustigatore delle pie illusioni fideistiche.

Per i pochi che non lo sapessero, il professor Dawkins è il massimo rappresentante di quella categoria di razionalisti scientisti che, anziché limitarsi a non credere (com'è loro diritto fare) senza rompere le balle a chi invece vuole credere, ha fatto dell'ateismo una vera e propria controreligione, altrettanto dogmatica nella sua forma espositiva, estrema e virulenta nel linguaggio adoperato per avversare gli ottusi testoni che ancora si ostinano a credere in Dio.

Che, poi, tutta questa accesa avversione non è mai rivolta, se non in blande espressioni di facciata, verso tutte le religioni, ma si concentra e s'indirizza verso il Cristianesimo o la figura del Papa, bersagli oggigiorno alquanto facili e convenientemente remunerativi in termini di ritorno personale.

Sta di fatto che, nei giorni scorsi, in seguito alla decisione di modificare la sezione forum del proprio visitatissimo sito, limitando gli argomenti trattabili e introducendo la figura di un moderatore all'occorrenza censore, si è registrata un'imprevista e isterica rivolta di fans e iscritti, i quali si sono scatenati verbalmente, anche con termini volgari e violenti, nei confronti del vate dei senza Dio. Se non è uno scisma, poco ci manca.

Di fronte all'attacco dei scismatei il professor Dawkins ha parlato di oltraggio e si può ben capire come ci sia rimasto nel sentirsi dare, per esempio, del "buco del culo di topo in suppurazione" da qualcuno che fino al giorno prima lo incensava.

Ma, come dice il proverbio (di origine popolare e non divina), what goes around comes around...Era stato lui, infatti, nell'aprile dello scorso anno, a definire il Papa "stupido, ignorante e ottuso", ritenendolo potenzialmente "responsabile della morte di migliaia o forse milioni di persone".

Non se la prenda, professore. Li perdoni, perché non sanno quello che fanno.
Amen.

Monday, February 22, 2010

Camminando per Cheyenne (Due storie, tempo fa)

(Cheyenne, Wyoming, dicembre 2009)

Camminando per Cheyenne, nei giorni del Natale, diventa quasi un gioco contare i monumentali e coloratissimi cowboy boots che spuntano ad ogni angolo di strada, dalla Central Avenue alle vie più periferiche.

Questi stivaloni, alti più di tre metri e dipinti da artisti locali e da studenti della scuola d'arte, rappresentano il simbolo di una città che orgogliosamente perpetua nel tempo il puro spirito del West americano.

Secondo la (bellissima) rivista specializzata True West Magazine, Cheyenne è al quarto posto nella classifica delle città americane che maggiormente preservano l'idea del vecchio West.
Nondimeno il Wyoming, di cui Cheyenne è capitale, ha nel suo nickname - il soprannome che ogni stato americano si dà per tracciare con una semplice definizione la propria caratteristica naturale e spirituale - il segno di un destino manifesto. Per tutti, infatti, il Wyoming non è altro che The Cowboy State.

Il Wyoming, ad esempio, differisce parecchio dal Colorado, il suo grande vicino a mezzogiorno. Questi sono gli unici due stati che abbiano una forma perfettamente rettangolare, poiché non vennero delimitati sulla base di motivi naturali o "strategici".
Il Wyoming, però, è meno sofistico ed esclusivista e anche meno cosmopolita del Colorado. E' più spiccatamente una regione di frontiera, è puro West, puro spirito cowboy.

Il Wyoming è l'America nuda, primordiale, delle grandi altezze. E' un massiccio altopiano, alto in media oltre 1500 metri. Il decimo stato americano per estensione, ma il cinquantesimo, e quindi l'ultimo, in fatto di abitanti. Vale a dire che in un territorio di poco più piccolo dell'Italia intera risiede più o meno lo stesso numero di abitanti di Bologna.

Il Wyoming è sempre stato, non a torto, definito il figlio delle piste. Di qui passavano un po’ tutte: quella dell’Oregon, quella dei Mormoni, dei Bridger, dei Bozeman, quella del Pony Express e quella del bestiame proveniente dal Texas.

Cheyenne era la fermata principale della Central Pacific nella sua corsa verso il West. La US30, la cosiddetta Lincoln Highway, la principale autostrada intercontinentale che aggancia l'Est all'Ovest, da New York alla California, incrocia a Cheyenne la US 85, una delle più importanti autostrade che collegano il Nord al Sud, quella che partendo dal Canada termina in Messico, dove diviene la Panamerican Highway, e prosegue sin quasi al canale di Panama.

Nell'aria gelida che accompagna i giorni del Natale c'è l'odore del whiskey e del tabacco, l'odore del cuoio e del caffè nero amaro. Girando in questo panorama sconfinato ci si sente liberi come angeli in volo, sospesi e sospinti come le nuvole che attraversano le badlands.

***

Durante la mia permanenza sento per la prima volta parlare di Tracy McCracken. Inutile cercare informazioni in internet o su Wikipedia. Non ce n'è traccia. Anche se, negli anni a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, fu uno dei personaggi dominanti della scena politica di questo Stato.
McCracken fu il classico self-made man. Arrivato in Wyoming senza un soldo, finì in breve a possedere terreni, alberghi, una stazione radiofonica (la KFBC, ancora oggi molto attiva) e in pratica tutti i quotidiani dello Stato.

Nel sentirmi snocciolato l'elenco dei giornali, mi colpisce il nome di Boomerang, che è tuttora un quotidiano di Laramie. Curioso nome, chiedo, forse dovuto al fatto che le notizie quando vengono lanciate tornano indietro come un boomerang? No, mi rispondono, Boomerang era il nome del mulo del suo fondatore, Edgar Wilson Nye, un discretamente famoso umorista di fine Ottocento.

Una storia che mi fa venire in mente quando, alla fine di novembre, trovandomi a Cleveland, chiesi come mai la città di Cleveland si chiamava Cleveland quando invece il suo fondatore era il signor Cleaveland...Beh, semplice. Siccome il giornale locale non aveva due A nel suo masthead (l'aggeggio tipografico per la composizione delle testate), ne hanno tolta una e amen. Come non pensarci prima?...E' vero che tante volte bisognerebbe tenere la bocca chiusa, ma nello stesso tempo può capitare che dicendo stupidaggini s'imparano curiosi aneddoti.

Comunque. Il bello di Tracy McCracken è che, nella sua arrampicata sociale, ad un certo punto si trovò proprietario dei due quotidiani - tra di loro mortali rivali - di Cheyenne: il Tribune Eagle (democratico) e lo State Tribune And Leader (repubblicano).

E non si può certo dire che McCracken fosse apolitico, dal momento che per una dozzina d'anni (1940-1952) fu membro del comitato nazionale del Partito Democratico.

Probabilmente soltanto negli Stati Uniti può accadere (il suo non fu un caso isolato) che la stessa persona sia proprietaria di due giornali che nella stessa capitale propugnano concezioni politiche del tutto opposte e sono in concorrenza anche per quanto riguarda la tiratura e la pubblicazione. Tutto questo in un clima di totale imparzialità e sana concorrenza.

Abbastanza curiosamente anche le due tribù di nativi, Shoshones e Arapahoes, hanno continuato per anni a confrontarsi su schieramenti diversi (repubblicani i primi, democratici i secondi), pur se costretti a vivere insieme nella stessa riserva.
In quegli anni, mi raccontano, capitò anche di un cowboy che, eletto deputato, fu portato davanti al microfono della KFBC per avere una dichiarazione in merito alla sua elezione. Va detto che, in uno Stato vastissimo e scarsamente popolato come il Wyoming, la radio ha sempre avuto una funzione importantissima. Soltanto con questo mezzo, per esempio, gli allevatori potevano essere avvertiti in tempo dell'approssimarsi di uragani o tempeste e radunare così il bestiame sparso nel territorio.

Però quel cowboy eletto deputato non aveva mai visto un microfono in vita sua e al povero cronista che si avvicinò mettendogliene uno davanti alla bocca urlò nel prime time radiofonico: "Hey...togli quel cazzo di coso lì...credi di farmi paura con quel figlio di puttana, piccolo com'è!"
Un altro cowboy più avvezzo all'uso dei microfoni fu il grande Chris LeDoux. Campione del mondo di rodeo, scultore, cantautore country. Tra queste montagne si autoprodusse più di 30 albums, con manciate di splendide canzoni. Quasi nessuno, al di fuori degli States, sa chi sia. Qui ha venduto una decina di milioni di copie dei suoi dischi.
***

Uscendo dall'hotel sulla 16th Street faccio visita ad un edificio chiamato Tom Horn Building. Anche se non so quanto piacere potrebbe fare a Tom Horn sapere che il luogo dove fu arrestato e dove iniziò la sua fine porta oggi il suo nome...

Negli anni '80 dell'Ottocento, una delle questioni più scottanti riguardava il pascolo libero. I grandi allevatori non volevano rinunciarvi e, a tale proposito, assunsero dei vigilantes per impedire l'uso sempre più diffuso del filo spinato.
Tra allevatori e coloni del Wyoming vi fu un'autentica guerra, che sui libri di storia americana va sotto il nome di Johnson County War, con violenze e spargimenti di sangue, agguati e ammazzamenti. Ma presto fu evidente che i tempi del pascolo libero erano ormai finiti.

E' in questa cornice che trova posto la figura di Tom Horn. Già esploratore della cavalleria durante la guerra agli Apache di Geronimo (che lo chiamava Talking Boy, per la sua capacità di esprimersi nella lingua dei nativi), Horn fu in seguito agente della Pinkerton per il Colorado.

Venne quindi assunto dal maggiore Frank Wolcott, un ex-capitano confederato, un uomo cinico e spietato che aveva messo insieme i cosiddetti Regulators, un piccolo esercito personale di poco raccomandabili mercenari alle dipendenze dei grandi allevatori.
Il loro compito era di difendere in tutto e per tutto gli interessi degli allevatori, tagliando il filo spinato messo dai coloni, spaventando, picchiando e talvolta uccidendo coloro che non si piegavano alle loro minacce. Ad uno di questi omicidi premeditati prese parte anche Tom Horn.

Sta di fatto che, per diverso tempo, gli allevatori furono soddisfatti dell'operato di Horn, tanto che, anche dopo la fine della Johnson County War, lo assunsero come agente di pascolo, col compito di rintracciare le bande di rustlers, i ladri di bestiame, e - in caso - ucciderli.

"Killing men is my specialty", uccidere è il mio mestiere, diceva Tom Horn che, per ogni ladro ammazzato, intascava 600 dollari. Quando aveva le tasche piene di soldi, spendeva fino all'ultimo cent nei saloons, dove si vantava della sua abilità di tiratore o, quando incominciava ad essere ubriaco, si lagnava del fatto di non avere amici.

Nel '98, durante il conflitto tra Stati Uniti e Spagna per la questione di Cuba, rientrò in cavalleria e fu con i Rough Riders di Teddy Roosevelt. Poi, nel 1901, tornò in Wyoming al suo ben remunerato lavoro di agente di pascolo con licenza d'uccidere.
Venne assunto dall'allevatore John Coble di Laramie, il quale sospettava che dei coloni di nome Miller gli rubassero il bestiame. Horn cominciò col frequentare la fattoria di Victor Miller, tanto più che qui vi risiedeva come pensionante una certa Glendolene Kimmel, una giovane maestrina appena giunta dall'Est.
Agli occhi della ragazza Horn apparve come il cowboy delle leggende, l'eroe del selvaggio West, e tra i due nacque un sentimento.

Intanto, parlando con Miller, Horn venne a sapere che questi riteneva un certo Kels Nickell, un altro colono, responsabile della morte del figlio e giurò che si sarebbe vendicato, uccidendo a sua volta il figlio del nemico.
Accadde proprio che, il 18 luglio 1901, il figlio quattordicenne di Nickell, Willie, venne assassinato ad Iron Mountain mentre portava le pecore al pascolo.

Furono sospettati sia Miller che Horn, ma entrambi avevano testimoni pronti a giurare a loro favore. Il caso venne chiuso, ma si riaprì con l'arrivo di Joe Lefors, sceriffo di Iron Mountain, un uomo grassoccio e gentile, all'apparenza inoffensivo.

Lefors conosceva bene Tom Horn e le sue debolezze. Gli offrì da bere fino a farlo ubriacare e, una volta nel suo ufficio (quello, appunto, che oggi si chiama Tom Horn Building), incominciò ad interrogarlo facendo stenografare le risposte e le vanterie rubate. La mattina dopo Tom Horn fu arrestato.
Il processo durò 13 giorni e nonostante Horn avesse i grandi allevatori dalla sua parte la giuria lo ritenne colpevole di omicidio, condannandolo all'impiccagione.

I giorni passavano e, comprendendo che nessuno poteva più aiutarlo, Tom Horn cercò la fuga aggredendo un secondino ma venne riacciuffato subito.
Il 15 novembre gli dissero che Coble aveva reclutato i famosi pistoleri del Mucchio Selvaggio per liberarlo, ma non arrivò mai nessuno.
La notte del 19 qualcuno gli scrisse sulla neve sotto la finestra di stare tranquillo. La mattina del 20, alle ore 8, lo impiccarono.

Come ultimo desiderio, Tom Horn chiese che gli venisse cantata Life Is Like A Mountain Railroad, per accompagnarlo nel suo viaggio estremo:

"Blessed Saviour there to guide us
Till we reach that blissful shore
And the angels there to join us
In God's grace forevermore"

Terminò così la vita di Tom Horn il mercenario.
L'uomo che uccideva per soldi finì impiccato per una confessione rubata. Per un crimine che, probabilmente, non aveva commesso.

La targa che ancora oggi appare
sulla lapide di Wllie Nickell

Saturday, February 20, 2010

Brutto Cristo

Quasi 800 anni prima della nascita di Gesù, nel regno di Giuda, visse e predisse Isaia, il più importante profeta dell'Antico Testamento.

Nella parte conclusiva del suo libro egli descrive il futuro avvento salvifico di un Redentore, chiamato Servo di Dio, il cui destino terreno rimanda in maniera suggestiva al sacrificio di Gesù, per mezzo del quale all'umanità sarà offerta una possibilità di redenzione eterna.

Scrive Isaia (53:3-10):

"Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce la sofferenza, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.
Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti.
Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca.
Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte.
Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca.
Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore".

Queste parole, come detto, furono pronunciate e trascritte più di 700 anni prima dell'avvento di Gesù.

Ma, soltanto in un passaggio appena precedente (Isaia, 53:2), il profeta consegna alla posterità una descrizione fisica del Servo di Dio che, nei primi secoli del Cristianesimo, mise in imbarazzo i teologi preposti alla codificazione del nuovo culto, poiché il ritratto estetico di Gesù Cristo che usciva dalle parole profetiche di Isaia era quello di un uomo tutt'altro che avvenente ed aggraziato. Anzi.

Descritto come "una radice spuntata da arido suolo", il Servo di Dio, secondo Isaia, "non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri occhi, né splendore così da poterne provare diletto allo sguardo".

E, come se non bastasse, questa descrizione è preceduta da un'altra (Isaia, 52:14) ancora più impietosa: "Come molti si stupirono di lui, tanto era sfigurato per essere considerato umano il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell'uomo".

E' probabile quindi che, nei primi secoli del Cristianesimo, alla base della mancanza di una ritrattistica ufficiale di Gesù Cristo, ci fosse proprio - oltre alla comprensibile paura di una deriva idolatrica in seno alla nuova religione - la consapevole scelta di non voler sfidare un mondo (quello greco-latino, basato sul culto della bellezza estetica, vista anche come specchio di virtù e di qualità morali interiori) con l'immagine di un Dio dalla sembianza umana a dir poco ripugnante.

Successivamente, con il consolidarsi del Cristianesimo, passarono anche i timori di possibili errori di marketing strategy e l'arte, dalle icone di fine Impero al Rinascimento Italiano e via via fino ai giorni nostri, ci ha consegnato capolavori in cui la devozione attribuisce a Gesù Cristo un'esteriorità maestosa e un'avvenenza rassicurante che non vengono meno neanche nelle rappresentazioni del supplizio e del tormento finale.

Bello o brutto che sia, noi sappiamo che il corpo non è altro che un contenitore temporaneo, votato all'usura e alla consunzione, il cui unico scopo è quello di accogliere e preservare ciò che di Eterno c'è in noi. Quell'emanazione divina che è in ognuno di noi. La nostra anima.

§§§

(In alto: identikit di un possibile Gesù secondo una ricerca della BBC.
In basso: ritratto recente di Gesù visto dall'artista mormone Del Parson. Altri esempi della sua arte devozionale sono visibili sul blog di Suzay Lamb, American Gallery)

Friday, February 12, 2010

Globalmente sommersi

Da questa mattina la neve sta cadendo su 49 stati su 50 .

Forse ci siamo fottuti il global warming. Non ci resta che il global.

Tuesday, February 9, 2010

Fuori dai piedi

Sri Lanka. Arrestato uno dei contendenti alle elezioni del mese scorso, il generale Fonseka.

Nel suo caso si può dire che gli hanno fatto, se non le scarpe, almeno le ciabatte.

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